GRAZIE SARDINE

Il voto di domenica 26 gennaio si presta a numerose analisi: la differenza tra le due regioni contese, i partiti, le coalizioni, i candidati, l’affluenza ecc. Tutte cose che meritano il dovuto approfondimento.

A caldo, però, io voglio sottolineare quello che è stato più importante.

Salvini è un giocatore d’azzardo come il suo predecessore Renzi: sono personaggi che, sentendo il vento a favore, alzano continuamente la posta.

La scommessa del leader leghista era, sull’onda del risultato delle elezioni europee, quella di vincere le elezioni in Emilia Romagna e andare al voto nazionale.

Da tempo la preoccupazione più grande di Salvini è andare al voto per incassare il risultato elettorale prima che l’onda a lui favorevole svanisca. Per questo aveva fatto cadere il governo giallo-verde anche per evitare di dovere affrontare una finanziaria in cui c’erano da trovare 23 miliardi per scongiurare l’aumento dell’IVA dopo che Lega e M5stelle avevano scassato i conti pubblici. Gli è andata male perché, anche se tra mille contraddizioni, è nato il governo giallo-rosso.

Però sul piano dei sondaggi e su quello elettorale le cose continuavano ad andare bene come ha dimostrato il successo del centro-destra in Abruzzo.

Così Salvini ha rilanciato la posta e ha trasformato le elezioni in Emilia Romagna in un test nazionale su di sé (la sua candidata, Borgonzoni, è stata totalmente oscurata) come ha fatto Renzi con il referendum costituzionale. E, come Renzi, ha perso.

Probabilmente, anzi sicuramente, avrebbe vinto la scommessa se nella partita non si fosse inserita una variabile imprevista: le SARDINE.

Un movimento di persone normali che hanno affermato il loro rifiuto di una politica dell’odio, della provocazione, dell’alzare la voce; hanno voluto dimostrare che gli italiani non sono come Salvini: non credono che la mancanza di lavoro e benessere dipenda dalla solidarietà ai migranti ma dalla disuguaglianza sociale. Per affermarlo Le Sardine non hanno usato la televisione come Berlusconi, non internet come i 5stelle, non i tweet come Renzi, non facebook e le fake news come Salvini: lo hanno fatto invitando le persone a testimoniare le loro idee con la loro presenza in piazza, con il proprio corpo, mettendoci la faccia: con l’impegno personale.

Questo ha fatto la differenza.

di Angelino RIGGIO

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