SANREMO 2020, GESSICA NOTARO E LA MASCHERA DI JUNIOR CALLY

” LUI LA INDOSSA PER IDOLATRARE LA VIOLENZA, IO PER DIFENDERMI DALLA VIOLENZA SUBITA”

Dopo l’esibizione di ieri sera la donna, sfregiata con l’acido due anni fa dal suo ex e costretta a usare una benda sul volto, incontra i cronisti all’Ariston e critica il rapper.

“Io qui per portare un messaggio di speranza”.

“Io e Junior Cally una cosa in comune l’abbiamo: la maschera.

Lui per idolatrare la violenza e fare show, io per difendermi dalla violenza subita”.

Un intervento durissimo quello di Gessica Notaro che ha incontrato i cronisti a Sanremo dopo essersi esibita sul palco dell’Ariston nella prima serata del Festival.

Al termine dell’incontro, Notaro ha mostrato due foto, la maschera che Cally usa durante le sue esibizioni e quella che lei stessa è costretta a utilizzare per nascondere le ferite provocate dall’acido lanciatole sul viso due anni fa dall’ex fidanzato Edson Tavares.

Una vicenda drammatica che la donna, cantante modella e ballerina, ha affrontato con coraggio e determinazione fino a diventare un simbolo di forza e reattività contro la violenza sulle donne.

epa08195090 Italian model Gessica Notaro poses during a photocall at the 70th Sanremo Italian Song Festival, Sanremo, Italy, 05 February 2020. The festival runs from 04 to 08 February. EPA/RICCARDO ANTIMIANI

“Non è che non abbia voluto prendere posizione di fronte alla questione Junior Cally – ha detto Notaro rispondendo alle domande dei cronisti – non abbiamo voluto alimentare la polemica solo perché abbiamo pensato che portare un messaggio di speranza bastasse”.

Il messaggio, già contenuto nella sua presenza a Sanremo, è stato amplificato dall’esibizione di ieri sera all’Ariston.

La giovane ha cantato La faccia e il cuore, una canzone scritta da Antonio Maggio, con lei sul palco, e Ermal Meta canzone ispirata alla sua storia.

Un’esibizione che ha confermato il suo talento canoro e la sua volontà di riscatto dalla violenza subìta.

Quanto alla vicenda giudiziaria, è fissata al 10 marzo in Cassazione l’udienza per Tavares.

Ora in carcere.

E’ stato condannato dalla Corte di appello a quasi 16 anni per l’aggressione del 10 gennaio 2017 e per lo stalking.

I giudici di secondo grado hanno definito in sentenza l’agguato con l’acido, ai danni di Notaro, la “plastica rappresentazione di una meditata, ferma volontà di punire per sempre la vittima privandola non solo della sua speciale bellezza, ma della sua stessa identità, così da cancellarla agli occhi di chiunque, non potendola ‘possedere’ egli stesso”.
da Repubblica del 05/02/20

COMMENTO

  E così anche noi ci siamo immersi nella magica atmosfera del Festival di Sanremo?

Almeno io no.

Non sono mai stato innamorato di questo evento e non so neppure chi ci canterà.

  Sono però interessato agli argomenti che ci riguardano dal punto di vita sociale.

Sanremo, si dice, è lo specchio della nostra società nel bene e nel male. Probabilmente è così, il sacro si mischia con il profano.

  Ne escono le contraddizioni della nostra società, l’arte si mischia al marketing e la parte più importante diviene proprio il mercato.

  Chi si ricorda di Luigi Tenco?

Sanremo 1967. Luigi Tenco e Dalila cantano una canzone bellissima

“Ciao amore, ciao”.

Parla, in mezzo ad altre canzoni con parole imbalsamate dell’amore che deve far rima con cuore, di un ragazzo che deve immigrare, lasciare il suo paese dove è cresciuto per arrivare in una città sconosciuta.

Parole vere in un momento in cui migliaia d’immigrati dal Sud e dal Veneto si trasferivano per lavorare in Piemonte e Lombardia.

Ma Sanremo boccia Tenco e la sua grande canzone e lui si uccide.

  Io pensavo allora (che ingenuo!)  che, come nelle fabbriche quando vi è un “omicidio bianco”, tutti i colleghi si sarebbero fermati per protesta e solidarietà.

  Ma a Sanremo nessuno si fermò, neppure i “compagni” Lucio Dalla, Gino Paoli e Claudio Villa.

“The show must go on” si dice in America: “Lo spettacolo deve continuare”.

  Traduciamo ancora: “ prima il mercato e poi le persone”, cioè anche i cantanti divengono mero strumento di scambio.

E loro accettano consapevolmente o no.

  Ed eccoci a oggi.

Un presuntuoso ragazzino con il viso coperto da una maschera cantò una canzone intitolata “Strega”.

Ecco l’inizio:

“Sì, li ho uccisi tutti quanti io
Sì, li ho uccisi, signor maresciallo
Gliel’ho servita come han fatto loro
Gliel’ho servita sopra a un piatto caldo
Testa alta quando ti parlo
Guardami in faccia quando ti parlo
Mi hanno sfidato, è stata una cazzata
Come quando scopi e ti togli il ritardo
Lei si chiama Gioia, ma beve poi ingoia
Balla mezza nuda, dopo te la da
Si chiama Gioia perchè fa la troia
Sì, per la gioia di mamma e papà
Questa frate non sa cosa dice
Porca troia, quanto cazzo chiacchera?
L’ho ammazzata, le ho strappato la borsa
C’ho rivestito la maschera”.

Ecco un pezzo della canzone, canzone cantata mentre il femminicidio spegne quasi tutti i giorni la vita di una donna e una speranza di un mondo in cui la donna non sia più una preda ma un essere umano con tutti i diritti e doveri previsti dalla nostra Costituzione.

Credo fosse il dovere di tutti gli organizzatori del Festival di schierarsi dalla parte delle vittime e non dei carnefici anche se solo a parole.

Ma  “The show must go on”.

Sposo integralmente quanto detto da Gessica Notaro:

“Io e Junior Cally una cosa in comune l’abbiamo: la maschera.

Lui per idolatrare la violenza e fare show, io per difendermi dalla violenza subita”.

Credo che gli organizzatori del Festival di Sanremo abbiano perso un’occasione per mettere al centro della vita la donna e l’uomo e non il mercato.

di Gianni ZANIRATO

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