IL DIFFICILE EQUILIBRIO TRA EMERGENZA E NORMALITA’

È universalmente riconosciuto (dall’Organizzazione Mondiale della Sanità, dall’Unione Europea, dai governi più responsabili) che l’Italia stia gestendo in modo efficace la questione del coronavirus.

Giustamente, molti Paesi prendono delle precauzioni (ma lo facciamo anche noi) nei confronti degli italiani che vengono dai due focolai di infezione in Veneto e Lombardia. Altra cosa è la paura irrazionale, al limite del razzismo, che viene manifestata nei confronti delle persone (e perfino delle cose) che provengono dall’Italia. I Paesi che si comportano così non si rendono conto che, come dice l’OMS, c’è da aspettarsi che l’infezione si propaghi in ogni zona del mondo e che il problema vero non è cercare una impossibile chiusura ma prepararsi a gestire un difficile equilibrio tra emergenza e normalità.

Sono pericolose le oscillazioni tra eccessiva rigidità (i bambini cinesi che non venivano ammessi nelle scuole lombarde e venete) e la noncuranza con cui Zaia dichiara finita l’emergenza.

Il rischio di contagio c’è ancora ma c’è un giusto bisogno di tornare alla normalità.

Non si può bloccare tutto, vivere in una condizione di vita sospesa come quella che viene descritta nel “La peste” di Camus.

La Cina, che pure è una grande potenza economica, prevede una contrazione del PIL (prodotto interno lordo) del 2%: ma la Cina ha una crescita annua del 6-7%.

L’Italia ha una previsione di crescita dello 0,2% (guerra dei dazi di Trump permettendo). Con il coronavirus è certo che il nostro Paese entrerà in recessione e, come al solito, il prezzo più alto lo pagherà la povera gente con meno occupazione, meno salari, meno servizi. Già oggi, nel settore turistico si stima che si siano persi 20.000 posti di lavoro.

E allora, ancora una volta: responsabilità.

Al di là dei due focolai, l’Italia ha lo stesso rischio di qualsiasi Paese normale (anzi, qualcuno in meno perché ha un buon Sistema Sanitario Nazionale). È possibile combinare la lotta al virus con una vita sociale e produttiva normale.

Occorre solo continuare a isolare i focolai di infezione, rispettare le dieci regole indicate dalla comunità scientifica, isolare i seminatori di odio e di paura che, in questo momento difficile, pensano solo al proprio vantaggio personale e politico.

di Angelino RIGGIO

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *