IL VERO NODO SULLA MIGRAZIONE

La mobilità delle persone, oltre che una necessità a volte vitale, è un diritto sancito dalla Costituzione (art. 16).

La mobilità nel nostro Paese può essere di tre tipi:

  • Dall’estero verso l’Italia
  • Dall’Italia verso altri Stati
  • Da una zona all’altra della Nazione

Sulla immigrazione Salvini ha costruito le sue fortune elettorali parlando di invasione e presentando sé stesso come un difensore dei confini della patria, quasi un novello Enrico Toti che lancia la sua stampella di mutilato di guerra contro il nemico: non proprio un ritratto veritiero per chi se la spassa al Papeete. In particolare se l’è presa contro i 35 euro al giorno che lo Stato spende (nella sua propaganda regala a ogni immigrato). Ovviamente è falso perché ai singoli arrivano pochi euro anche se una correzione andrebbe fatta perché la cifra dovrebbe essere ri-orientata: andrebbe cioè destinata non tanto alla gestione dell’emergenza ma a quella della accoglienza. Si tratta di costruire politiche, come quella del sindaco Lucano, che trasformino il problema in risorsa. Sono migliaia le situazioni di comuni che potrebbero rifiorire con una intelligente politica di immigrazione: basti ricordare la esperienza della comunità cinese di Barge-Bagnolo che ha fatto rifiorire quell’area. Se lo Stato non si dota di una tale politica, l’accoglienza la faranno la criminalità organizzata o i “caporali” delle zone agricole come per la raccolta dei pomodori.

La campagna insistente sugli immigrati ha messo in secondo piano quello che è il vero nodo del processo migratorio: l’emigrazione degli italiani verso l’estero.

L’Italia è storicamente un Paese di emigranti: in Argentina ci sono più piemontesi che in Piemonte, non c’è uno Stato al Mondo in cui non ci siano italiani, non c’è un italiano che nelle sue cinque generazioni precedenti non abbia avuto almeno un emigrante.

Tutto questo dovrebbe spingerci ad avere un atteggiamento più umano nei confronti di chi fugge dalla guerra, dalla fame, dai lager libici e non rallegrarsi o addirittura essere orgoglioso per avere impedito lo sbarco per giorni dalla nave Gregoretti (della Marina Militare Italiana!) carica di migranti come fa Salvini.

Ma i migranti di oggi sono diversi che in passato (disperati, ignoranti, affamati) e il fenomeno dovrebbe preoccuparci molto di più che il fenomeno immigrazione.

Solo l’anno scorso gli expat (coloro che vanno a cercare lavoro fuori dall’Italia) sono stati 117.000 (+ 1,9% rispetto al 2018). Negli ultimi dieci anni sono stati 816.000.

È come se l’intera città di Torino si fosse trasferita all’estero.

Ma la cosa è ancora più grave: la stragrande maggioranza degli expat sono giovani. Il 75% degli emigrati hanno un titolo di studio medio-alto e quasi la metà sono laureati.

L’Italia sta perdendo le sue risorse migliori: quelli che pagheranno le pensioni di domani, ma soprattutto i portatori di futuro, le intelligenze che possono dare il loro contributo a produrre nuovi brevetti, innovazioni di prodotto e di processo per innalzare il livello tecnologico della nostra industria manufatturiera.

Un breve inciso per la migrazione interna: ciò che succede verso l’estero avviene anche dal sud verso il nord proseguendo una politica di rapina che è iniziata con l’Unità d’Italia che ha creato una Questione Meridionale mai risolta, anzi aggravata negli anni.

Una nota: un laureato che parte è una perdita pesante per l’Italia. Confindustria stima che una famiglia spende 165mila euro per crescere ed educare un figlio fino ai 25 anni. Mentre lo Stato ne spende 100mila in scuola e università. Se prendiamo i dati ISTAT e li raddoppiamo (vista la discrepanza di dati) questo rappresenta una perdita di investimenti attorno ai 25-30 miliardi di euro annui.

Investimenti di cui beneficiano i nostri vicini tedeschi, francesi e inglesi, con tasse, innovazione e crescita.

Altro che i 35 euro di Salvini!

di Angelino RIGGIO

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