«HAI IL VIRUS, VATTENE», POI LA PICCHIANO: CINESE DENUNCIA AGGRESSIONE A TORINO

«”Gesto ignobile e di rara violenza verso una nostra concittadina, alla quale mando lʼabbraccio mio personale e di tutta la comunità. A Torino non può esserci spazio per questi comportamenti”, ha scritto su Twitter la sindaca Appendino.

Sei una cinese di merda hai il virus, vattene”. Gli insulti e poi le botte, E’ successo Dora Vanchiglia, sono un uomo e una donna italiani di mezza età.

La donna ha tentato inutilmente di fuggire, ha preso il è stata presa a calci e pugni. L’intervento di alcuni passanti ha portato la coppia a dileguarsi. La donna è stata medicata al pronto soccorso: ha riportato una distorsione cervicale.

Le precedenti aggressioni – L’episodio è il secondo in una decina di giorni:

l’11 febbraio una coppia di cinesi era stata aggredita da un paio di ragazzi in un quartiere periferico. Anche in quell’occasione era risuonata l’intimazione ad “andare via” e l’accusa di “portare il virus”.

Il 3 febbraio una ragazza cinese era stata intimidita e fatta scendere da un autobus partito da Cuneo e diretto nel capoluogo piemontese. Non aveva denunciato l’accaduto alle forze dell’ordine, ma lo aveva raccontato alla comunità di Torino.

Il caso emerse lo stesso giorno in cui la sindaca Appendino aveva pranzato in un ristorante cinese per invitare la cittadinanza a non abbandonarsi a psicosi e gesti irrazionali.

 Distrazione cervicale da aggressione» con prognosi di sette giorni, è la diagnosi dell’ospedale Gradenigo. Non sono tanto le botte a farle male adesso, ma l’umiliazione. Hu è torinese da vent’anni. Gestisce un bar a Porta Palazzo. Ha tre figli, il più grande va all’Università. Parla un italiano quasi perfetto, si spacca la schiena ogni giorno dietro al bancone a servire caffè e amari. I suoi clienti sono soprattutto italiani: residenti, ambulanti.

Un avventore storico del suo bar, barba grigia e accento piemontese, mentre Hu piange e racconta quanto ha dovuto subire, le mette una mano sul collare e dice: «Se sono stati due italiani a farti questo, io mi vergogno di esserlo». Lei risponde: «Ho deciso di denunciare per i miei paesani, per i miei figli. Queste cose non devono succedere. Se non denuncio, ricapiterà a qualcun altro».

È giovedì pomeriggio e sono quasi le 17. Hu cammina svelta per via Cernaia: come tutti i giorni, da qualche tempo a questa parte, la aspettano alla Chiros per una seduta di fisioterapia: sta in piedi 12 ore al giorno, ha male alla schiena. Senza il massaggio quotidiano non riesce nemmeno ad alzarsi. La visita medica è l’unica uscita extra lavoro. I giorni della settimana per lei sono tutti uguali. La sveglia, nel suo appartamento in Parella, suona alle quattro. Hu apre il bar alle cinque, lo chiude dopo le 18. L’aggressione è alle 16.47. «Stavo per attraversare corso Siccardi», racconta la donna. Che aggiunge: «Il semaforo era rosso e io ero ferma. Mi si sono avvicinati due italiani, un uomo e una donna. Mentre attraversavo l’uomo mi ha detto “Cinese di merda, virus, vai via da Torino”. Io sul momento ho fatto finta di nulla, avevo paura. Ho continuato a camminare, ma mi seguivano. Davanti alla gelateria del civico 19, l’uomo mi ha detto di nuovo “Cinese di merda, vai via, tu hai il virus”. La donna urlava: “Vai via altrimenti ti ammazzo, cinese di merda”».

Hu cerca di dileguarsi, tentando prima di calmarli. «Ho provato a spiegare che anche se sono cinese non vuol dire che abbia il coronavirus. Gli ho detto di smetterla, altrimenti avrei chiamato la polizia» ricorda seduta sul divanetto di pelle rossa del suo bar. «Ho preso il cellulare – prosegue Hu – ma ho composto solo 1 e 1. Prima che finissi di digitare il numero di emergenza quella donna mi ha sferrato una manata sul collo e mi ha colpita con calci e pugni. Poi mi ha presa per il collo di nuovo. Mentre lei mi picchiava l’uomo continuava ad inveire».

Io non mi vergogno di essere italiano, ne sono orgoglioso come sono orgoglioso d’essere un cittadino dell’ Europa e del mondo.

L’ignoranza permette quanto scritto precedentemente, ma davanti a loro ci sono i capi razzisti italiani che non perdono occasione di soffiare sul fuoco, basta leggere le parole uscite dalla bocca di Salvini. Non perde un secondo per dare la colpa agli immigrati su tutto ciò che non va. Anche il dramma di un virus contagioso permette a questo losco figuro di scagliarsi verso i più deboli e fare sporca politica.

Non ci ricorda questo atteggiamento quanto portò avanti Hitler colpevolizzando per tutto ciò che non funzionava gli ebrei? Sappiamo come finì la storia!

Su una saracinesca di un ristorante orientale, abbassata in centro di Torino per mancanza di clienti e disposizioni comunali, ho letto questo cartello:

L’ho trovato bellissimo.

Questa antica civiltà, che ha messo al centro della vita la gentilezza, ha dato una lezione meravigliosa ai violenti e ignoranti italiani.

Grazie di cuore ai nuovi italiani con la pelle gialla.

di Gianni ZANIRATO

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