LUCIO DALLA dAL PARADISO CO INVIA “IL VIRUS CHE VERRA’”

Caro virus ti scrivo
Così mi distraggo un po’
E siccome mi hai rotto i maroni
Più forte ti scriverò


Da quando sei arrivato
C’è una grande novità
L’Amuchina c’ha il prezzo spanato
Anche in modica quantità
 
Si esce poco la sera, e con la mascherina
Ho uno zio ch’era andato a Codogno
L’hanno chiuso giù in cantina
 
E si sta sempre a tossire sia di giorno che di sera
Ordinando al ristorante cinese si rischia la galera
 
Ma il ministro Speranza ha detto che in qualche giorno
La situazione sarà certo più chiara, anche se non ne sa un corno
Si tornerà ad uscire, scorderemo questo guaio
Mi piacerebbe fidarmi però, accanto a lui c’era Di Maio
 
Torneremo a teatro, nel cinema, allo stadio
Anche il tizio che sta con mia moglie
Potrà uscire dall’armadio
 
E si farà l’amore ognuno come gli va
Prenderemo pastiglie celesti
Ma soltanto a una certa età
 
E senza grandi disturbi qualcuno sparirà
Saranno forse i giornali allarmisti
E i razzisti di ogni età
 
Vedi caro virus, cosa ti scrivo e ti dico
E come sono ottimista
Di ritornare presto in pista
 
Vedi vedi vedi vedi
Vedi caro virus
Che pure dentro al tinello
Provo a non spegnere il cervello
 
E ora che il mondo mi considera un migrante
Ma che ipocrisia
Non me ne frega una mazza
Se poi mi aiuta a casa mia
 
Questo virus di melma
Tra poco passerà
Non mi fa ‘sta paura
È questa la novità

(di Luca Bottura da Repubblica del 04/03/2029)

COMMENTO

  Ciao, Lucio, oggi è il tuo compleanno, come ci ricorda la tua splendida canzone “4 marzo 1943”. Ho voluto ricordarti con un “ritocco” irriverente all’altro tuo capolavoro “L’ anno che verrà”. Credo che anche tu ti sia fatta una triste risata osservando come le cose vadano ancora quaggiù.

 Mi manchi, mi manca la tua poesia, la tua ironia, il tuo essere sempre naturale e non farsi infinocchiare dalle mode. Mi manca il tuo smisurato amore verso le persone che soffrono, gli ultimi. Non so se tu ne sia informato, ma l’anno che ci avevi annunciato, non l’abbiamo visto. Purtroppo.

   Però la tua piazza Grande è stata riempita più volte da decine di migliaia di giovani che vogliono un mondo migliore, proprio come lo volevi tu. In piazza hanno cantato anche le tue canzoni. Però non c’erano solo giovani, erano presenti anche persone della tua età. C’ero anch’io che ho dieci anni in meno di te. Abbiamo messo le fondamenta, in piazza, per un mondo nuovo senza odio, senza emarginati, un mondo di uguali di tutti i colori. Sì, proprio come tu sognavi.

  Sai, anche la tua Emilia è rimasta rossa come tu l’hai vista e sognata. Credo sarai orgoglioso del tuo popolo che non si lascia infinocchiare dalle parole del primo suonatore di citofoni che si presenta.

BUON COMPLEANNO, LUCIO.

GRAZIE PER TUTTE LE EMOZIONI CHE CI HAI REGALATO.

di Gianni ZANIRATO

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