SCUOLE CHIUSE, MA IO NON SONO D’ACCORDO

Ho piena comprensione nei confronti di chi oggi governa l’Italia mentre il coronavirus richiede quello che ho chiamato in un precedente articolo “Il difficile equilibrio tra emergenza e normalità.”

Con lo stesso rispetto guardano a noi la comunità scientifica internazionale e i governi più consapevoli. L’Italia sta affrontando per prima (solo per prima, gli altri Stati inevitabilmente seguiranno) un virus di cui il corpo umano in tutto il Pianeta non ha memoria anticorpale. È una situazione analoga a quella che subirono gli Incas che furono uccisi più dalle sconosciute malattie europee che dal disumano sfruttamento e dallo sterminio per la superiorità tecnologica degli armamenti dei conquistadores.

L’esperienza cinese non è assimilabile. I cinesi hanno potuto isolare totalmente una città di dieci milioni di abitanti: sembra una cifra enorme ma, comparata al territorio nazionale e alla sua popolazione (un miliardo e 300 milioni) è quasi insignificante; hanno anche potuto bloccare totalmente l’economia in quella zona e parzialmente nel resto del Paese perché hanno una crescita del 7% e la contrazione prevista, pur se significativa, è di -2%. Da ultimo la Cina è un Paese antidemocratico e può mettere in atto azioni di polizia che limitano le libertà individuali che in Europa sarebbero inaccettabili.

Ripeto quindi: stiamo affrontando una emergenza il cui quadro muta giorno per giorno e in modo difficilmente prevedibile. Per questo, e a maggior ragione, occorre responsabilità.

Finora, con la chiusura delle zone rosse, con l’educazione della popolazione a comportamenti corretti, con il tracciamento dei contagi, con la quarantena dei contagiati e il ricovero dei casi più gravi la situazione era sotto controllo. Sono aumentati i morti (che tra l’altro erano quasi tutti malati gravi per altre patologie), sono aumentati gli ammalati e i casi di contagio: certo. Ma qualcuno può aspettarsi qualcosa di diverso? Siamo all’inizio di una pandemia (epidemia che si diffonderà in tutto il mondo) e con un virus, ripeto, sconosciuto al nostro sistema anticorpale. L’atteggiamento responsabile è quello di contenere il contagio e limitare i danni, inevitabili, della situazione.

È idiota l’invito del capo dell’opposizione di chiudere le frontiere (lo fanno già gli altri nei nostri confronti, a partire da fascisti e sovranisti come lui). È altrettanto assurda l’idea, sempre suggerita da lui, di una spesa incontrollata per far fronte all’emergenza: lo fece la Repubblica di Weimer, stampando carta moneta, e sappiamo come è andata a finire: con Hitler al potere.

In questo quadro ho trovato fuori luogo la drammatizzazione che è stata fatta chiudendo tutte le scuole fino al 15 marzo.

Non c’è nessuna evidenza epidemiologica che questo provvedimento riduca l’andamento dei contagi tra i giovani (che tra l’altro hanno un rischio molto minore della popolazione normale). Capisco che si voglia proteggere di più i bambini in un Paese dove “i figghi so’ pezze ‘e core” (tranne quando sono figli degli altri che annegano nel Mediterraneo, e allora la cosa ci sfiora appena). Ma la chiusura delle scuole è come quando si ha l’influenza e, siccome la febbre non scende, si prende l’antibiotico o addirittura il cortisone: nella migliore delle ipotesi ci si prende in giro da soli, nella peggiore si aggrava la situazione (sovrainfezioni, indebolimento dell’organismo, ecc.). Dico le mie perplessità:

  • Innanzitutto: perché fino al 15 di marzo? Qualcuno può dire che la situazione sarà migliorata allora? Io credo di no perché, anche se avessimo raggiunto il picco, dovremmo mantenere alta la guardia e dovremmo tenere conto dei casi di ritorno dagli altri Paesi europei dove accadrà quello che è già successo in Italia.
  • I bambini saranno più protetti? No, perché saranno a contatto con genitori che dovranno uscire per tutte le incombenze e soprattutto per lavorare. A questo punto perché non chiudere i Centri Commerciali che sono più affollati delle chiese?
  • Chi baderà a loro? Si faranno i congedi parentali: ma l’Italia può permettersi di pagare milioni di congedi parentali?
  • Lo studio non sarà influenzato perché potranno fare lezioni da casa via skype. Ci si dimentica che non tutti possono (anche economicamente) farlo o sanno farlo o hanno il supporto in casa perché possano chiedere ai genitori chiarimenti su algebra e latino. Da ultimo, i bambini hanno bisogno di socializzazione e relazioni umane.

La battaglia che stiamo affrontando non sarà facile né breve. Conviene attrezzarsi con responsabilità per minimizzare il danno, come si stava facendo. Una sola cosa in più bisogna fare, e rapidamente: rafforzare il nostro Sistema Sanitario, in uomini e mezzi, soprattutto aumentando i nostri posti di terapia intensiva, specialmente nelle zone carenti.

di Angelino RIGGIO

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