UNA AUTOCRITICA

Sono debitore di una autocritica per il mio articolo del 5 Marzo: “Scuole chiuse, ma io non sono d’accordo”.

  • Era corretta la critica che facevo alla definizione temporale del 15 marzo del provvedimento (infatti la chiusura è stata prorogata al 3 aprile e probabilmente sarà spostata ancora in avanti) per le motivazioni che sono dette nel mio articolo.
  • Erano altrettanto corrette le osservazioni sulle lezioni a distanza che, per le diverse opportunità economiche e sociali dei bambini, accentuano la differenza di classe mentre la scuola dovrebbe essere il principale “ascensore sociale”, funzione che per vari motivi si va sempre più perdendo (ma di questo parleremo in altra occasione).
  • Era soprattutto giusta la preoccupazione che il provvedimento fosse, come è, una limitazione di un diritto costituzionale: il diritto allo studio.

Ma la politica è scelta.

E la scelta è una cosa complessa e difficile. Per questo alle sue spalle ci vogliono valori forti: ideali, impegno, generosità e cultura.

È relativamente facile scegliere tra una cosa giusta e una sbagliata, basandosi su valori condivisi che, per noi italiani, sono quelli della Costituzione.

La difficoltà comincia quando si tratta di scegliere tra una cosa giusta e una meno giusta, tra una cosa sbagliata e una più sbagliata, rinunciare a un bene minore per un bene più grande.

Alla luce di come si sta evolvendo la situazione, non avevo capito che eravamo già in un momento così grave che il diritto allo studio, pure sacrosanto, doveva essere limitato per un bene più grande: la salute.

È quello che sta succedendo con l’ultimo decreto del governo. Si limita un altro caposaldo costituzionale, il diritto alla mobilità delle persone garantito dall’art. 16, perché la minaccia del virus è sempre più grande.

Alcuni dicono: “bisognava subito fare come la Cina”.

Questa osservazione non tiene conto che le esitazioni e la gradualità dei provvedimenti sono dovuti al fatto che siamo davanti a una situazione complessa e assolutamente nuova e alla consapevolezza di quanto sia pericoloso, oltre che difficile limitare un diritto costituzionale.

Non si tratta soltanto delle differenze demografiche e geografiche. La Cina ha isolato una regione ampia e popolosa: mentre però per quel Paese 60 milioni di abitanti è appena un ventesimo del totale, per noi è tutta la Nazione. La Cina inoltre ha risorse economiche per sostenere una zona così ampia in condizioni di immobilità produttiva. Per l’Italia, il danno economico sarà enorme.

Ma la differenza fondamentale è rispetto ai diritti. La Cina, essendo un Paese antidemocratico, ha potuto attuare misure coercitive eccezionali senza battere ciglio.

Per i democratici, la limitazione dei diritti costituzionali è una questione molto grave.

La Costituzione è il principale strumento per tendere all’eguaglianza dei cittadini. Sospenderla, anche solo in parte, vuol dire essere consapevoli che stiamo mettendo in crisi questa ambizione.

Voglio dire: la limitazione alla mobilità sarà una cosa dura per tutti. Ma per chi ha un buon retroterra economico e sociale sarà meno dura. Per un lavoratore precario sarà molto più dura. Gli esempi potrebbero essere molti. Con tutto ciò, oggi è giusto accettare questo decreto perché c’è di mezzo la salute che è un bene prevalente.

Come si usa dire: siamo tutti nella stessa barca. Anche se, quando si usa questa espressione, mi viene sempre in mente il “Titanic”: il 90% dei salvati erano i passeggeri di prima classe che erano appena il 10% del totale. Per gli altri, sappiamo come è finita.

di Angelino Riggio

One comment Add yours
  1. Io mi ricordo di un centro antitumore di eccellenza: il san giovanni antica sede, chiuso e mai più riaperto.
    Abbiamo protestato, ma non c’è stata ragione. Chi c’era , alla regione piemonte, tra i fautori della chiusura ?
    Ora ,tanti sepolcri imbiancati, piangono le classiche lacrime a favore della sanità pubblica.Prima però costava troppo.Ora piangono, ma prima chiudevano ( ristrutturavano) – migliaia di operatori sanitari in meno, milioni di euro tolti agli ospedali pubblici per favorire quelli privati . L’unica speranza è riposta nella futura nemoria degli
    italiani, che si ricordino di tutti coloro che hanno determinato questa situazione. Tutti, ma proprio tutti, compresi quelli che si professavano di sinistra. Luciano Verzola.

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