LE MANOVRE NATO E LA PANDEMIA

Carlo il Temerario, duca di Borgogna, aveva un sogno: costruire uno Stato tra la Francia e gli Stati tedeschi che partisse dall’Atlantico fino ad arrivare al Mediterraneo. Poteva contare sulla migliore cavalleria dell’epoca e sembrava inarrestabile. Fu fermato invece da un popolo appiedato armato di lance molto lunghe, gli svizzeri. Sembra strano che i più feroci guerrieri dell’epoca moderna, i lanzichenecchi (quelli del Sacco di Roma per intenderci) con le loro terribili alabarde siano nati dalla esperienza di un popolo che di lì a poco (nel 1516) dichiarò la propria neutralità mantenendola fino ad oggi. Questo non vuol dire che gli svizzeri hanno rinunciato all’autodifesa che attuarono pienamente contro l’esercito napoleonico nel 1798. Semplicemente la Svizzera ha deciso di non schierarsi, di non partecipare ai conflitti e di limitare al massimo i propri investimenti in esercito e armamenti.

È una riflessione che conviene fare alla luce della prossima esercitazione NATO, Defender Europe, già programmata nel 2019.

Poiché la mamma dei cretini è sempre incinta, su questa esercitazione i complottisti si sono scatenati per tirare fuori le teorie più incredibili: questa esercitazione nasconde l’intenzione di attaccare la Russia, di favorire colpi di stato, di occupare l’Europa fiaccata dal coronavirus mentre gli americani sarebbero immuni perché in possesso di un vaccino, ecc.

Evidenti stupidaggini a cui non vale la pena di controbattere: lo ha già fatto, molto meglio di come potrei farlo io, un bell’articolo di Repubblica che è possibile trovare su internet.

La mia riflessione si concentra su altro.

Questa esercitazione NATO sarà pesantemente influenzata dalla pandemia. Ci sono già i primi segnali:

  1. il comandante delle truppe statunitensi in Europa, generale Cristopher Covoli, sia in quarantena insieme con i membri del suo staff a causa di un possibile contagio contratto durante una riunione sulle manovre.
  2. La Finlandia si è ritirata
  3. La Norvegia l’ha cancellata
  4. L’Italia, per ovvi motivi, non parteciperà
  5. L’epidemia è solo agli inizi e perfino quelli che ostentavano noncuranza si stanno rendendo conto che siamo in presenza di una emergenza mondiale e finiranno per rivedere il loro impegno.

È facile immaginare così che, siccome l’esercitazione dovrebbe durare molti mesi, il suo svolgimento sarà impossibile o, in ogni caso, fortemente ridimensionato.

Penso che questa sia l’occasione per ripensare radicalmente il concetto di “difesa” e “sicurezza”.

La NATO è stata concepita come strumento di una guerra fredda tra URSS e USA che ha visto una pericolosa corsa agli armamenti e che ha portato il mondo sull’orlo di un olocausto nucleare (si pensi alla crisi di Cuba). Questa guerra è finita nel 1989 con la caduta del Muro di Berlino, da più di 30 anni.

  • Forse è più sensato chiudere con questo strumento, che marca una dipendenza dagli USA, e avviare un percorso per costruire un meccanismo di difesa europea coerentemente con un progetto di maggiore integrazione della UE.
  • Forse è più efficace affidare le nostre azioni a una più intensa azione di intelligence e di diplomazia.
  • Forse è più giusto chiedersi se sia ragionevole l’attuale supporto al fatturato dell’industria bellica nazionale, per la quale l’Italia spende circa ben 70 milioni di euro al giorno, per un bilancio che si aggira sui 25 miliardi di euro all’anno, la stessa cifra che è stata destinata al globale intervento sul coronavirus.

L’emergenza della pandemia dimostra nel modo più evidente che i pericoli per gli italiani in questi anni sono stati soprattutto di ordine interno: le alluvioni, i terremoti, la lotta alla criminalità organizzata, la capacità del nostro sistema economico di fronteggiare la crisi internazionale.

L’esperienza svizzera ha dimostrato che un diverso orientamento delle spese militari potrebbe portare benessere economico e sociale per esempio riconvertendo le nostre forze armate a un ragionevole e meno dispendioso supporto alla lotta alle conseguenze del caos climatico o alla messa in sicurezza del territorio, ecc.

Forse sarebbe bene ascoltare le decine di migliaia di ragazzi che, ogni due anni, danno vita alla Marcia per la Pace, Perugia-Assisi.

di Angelino RIGGIO

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