SARDINE CORONA VIRUS

Gentili Sardine,

non vi abbiamo abbandonato!

Pensiamo che il momento sia brutto per tutti, principalmente per il personale della Sanità Pubblica, in prima fila davanti a Covid-19, ma senza un equipaggiamento adeguato ad affrontare il “nemico”. Per evitare il collasso del sistema, per quanto poco possa piacere, dobbiamo rassegnarci a stare in casa e seguire i protocolli di sicurezza indispensabili ad evitare la diffusione della pandemia. Oppure possiamo chiedere che vengano riaperti night club e discoteche, andare a ballare tutte le sere, giovani e non, sperando che insieme alla diffusione del contagio si verifichi quanto prima quell’immunità di gregge che sta alla base del “tutto aperto, prendetevelo tutti, cureremo chi possiamo e chi non possiamo pazienza”.

Per quelli tra voi che sono anche sui social, ieri è comparsa un’interessante riflessione su gregge e individuo e sui rispettivi approcci metodologici in tema di Covid-19: se potete leggetela, la trovate, come sempre, sul gruppone fb “6000SardineTorino”. Quasi contemporaneamente ne è uscita un’altra, contenente una serie articoli di attualità, curati da Alessandro Rocca, che fa il punto sulla situazione mondo, al di là del Covid-19: leggete anche questa, se non volete correre il rischio di annoiarvi stando a casa.

Tornando a parlare di “gregge”, termine che rimanda ad accezioni assolutamente negative, vorremmo provare a spostare un po’ il tiro per proporvi la parola “comunità”.Ma cos’è una comunità? A livello europeo, citiamo, dovrebbe essere “Il complesso degli organi sovranazionali istituiti tra i paesi per il conseguimento di vantaggi economici e politici, nonché per la realizzazione di un mercato unico di merci, servizi, capitali e lavoratori”: viene quasi da ridere.

Una comunità si costruisce e vive sulle relazioni, sulla comunanza di intenti, sulla condivisione e sulla visione prospettica. Invece la si invoca solo quando le relazioni diventano difficilissime, se non quasi impossibili, a dimostrazione del fatto che non è vero niente.

Ciò che ci accomuna, oggi, è innanzitutto la paura del virus che si traduce nella paura dell’altro, certo non il desiderio di condividere. Madame Lagarde, Boris “highlander” Johnson, Angelona Merkel e via via tutti i leader che, di riffa o di raffa, dettano il pensiero comune, rappresentano proprio quella gente che per strada ci evita, mantiene le distanze, cerca il maggiore isolamento possibile. Sono essi stessi l’antitesi di comunità. 

Una comunità, per durare nel tempo, deve avere già pronti dei rituali (protocolli) di gestione delle emergenze che salvaguardino la sua esistenza, ne conservino la storia e che mettano in evidenza il legame tra i suoi membri. Peccato solo che in seno alla Comunità Europea, in piena emergenza pandemia, si faccia una bella esercitazione militare contro un potenziale nemico UMANO. Capito il punto?

Quella che stiamo vivendo oggi è una dimensione sconosciuta che ci fa prendere ulteriormente le distanze ed aumentare il senso delle differenze all’insegna del “si salvi chi può”. Una comunità fondata sulle risposte dei singoli ad un male comune è destinata a scomparire con le prime, auspicate, guarigioni. Questo dovrebbe farci riflettere, non per l’ora e il qui, ma per quando tutto questo sarà finito. Sarà allora che il nostro antropocentrismo ci presenterà il conto e se la nostra risposta sarà riavviare il motore come se nulla fosse accaduto, finirà molto male.

L’attuale modello di sviluppo ci ha indotti a pensare di dominare ogni cosa, violentando a dismisura un pianeta che ci ha accolto come ospiti. Costruiamo di continuo abomini  architettonici che vanno dritti al cielo, senza renderci conto che stiamo rischiando di finire col culo per terra. Quello di cui abbiamo bisogno è di una vera e propria rivoluzione culturale, che ci faccia sollevare il capo, per guardare al di là delle frontiere e dei confini che ci dividono. Il virus non ha passaporto e non conosce barriere, è assolutamente interclassista, interrazziale e multiculturale: l’unico modo per batterlo è diventare come lui. Allora sì che potremo parlare di vera comunità.

Oppure finirà veramente a fare a sanpietrini nelle strade, ma tra un tempo e l’altro della partita della Nazionale. W l’Italia!!!

Coordinamento Gruppo Sardine Torino 

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