IL BISOGNO DI TROVARE UN NEMICO

Devo alla signora Luciana Adamo, una delle partecipanti al mio corso di scrittura creativa, una immagine formidabile sul coronavirus. Nel film “La spada nella roccia” di Walt Disney nel duello tra Merlino e maga Magò si affrontano trasformandosi in animali sempre più grandi e feroci; quando maga Magò si trasforma in un enorme drago sputafuoco Merlino sembra scomparso; ma non è fuggito, si è trasformato in un minuscolo virus che infetta il drago e lo uccide.

Il messaggio è molto chiaro: nessuno è così forte da sconfiggere il virus. Da solo.

L’uomo più potente del mondo, il Presidente degli Stati Uniti, se ne sta rendendo conto ed è smarrito nella sua impotenza.

Prima ha chiuso le frontiere e poi i voli dall’Italia. Ma il virus si è intrufolato lo stesso.

Poi ha fatto il test per dimostrare che lui è più forte. Ma anche il più stupido sa che la negatività di oggi non mette al riparo da un contagio domani (e nessuno è immune: abbiamo visto ministri, parlamentari e familiari contagiati).

Coerente con la sua teoria “America first” ha detto che gli americani non faranno la fine degli italiani. Ma, al di là del razzismo contenuto nella frase (non è una novità: il Ku Klux Klan considerava gli italiani “non completamente bianchi”), c’è la sottovalutazione della preziosa esperienza che l’Italia ha maturato sul campo, essendo il primo Paese europeo contagiato, e che l’OMS ha indicato agli altri Stati come modello da seguire.

Poiché il virus non si fermava, ha dichiarato l’emergenza nazionale.

Quando poi la situazione è montata ancora, ha gonfiato di nuovo i muscoli lanciando un intervento da mille miliardi di dollari, ottima cosa che però non permetterà agli USA di superare il deficit di una sanità che è priva di un Sistema Pubblico. Chi ha una assicurazione inadeguata o nessuna assicurazione rischierà di avere cure inadeguate o nessuna cura.

Da ultimo ha detto che il covid 19 avrebbe dovuto chiamarsi “virus cinese” perché è la Cina che ha contagiato il mondo, quella Cina contro cui ha scatenato una pericolosa guerra commerciale.

Come Salvini e tutti i populisti, Trump cerca un nemico su cui scaricare la colpa della sua inadeguatezza a risolvere i veri problemi. Forse la battuta su “virus cinese” gli procurerà qualche consenso ma non muta la realtà.

Infatti l’alternarsi di allarme ed esibizione di forza ha mandato nel panico i cittadini che hanno preso d’assalto aeroporti, stazioni, supermercati e sono andati a fare scorta di generi di prima necessità, mascherine, disinfettanti. E armi.

Qualcuno dirà: a che servono le armi contro i virus? Giusto. Ma il problema degli USA non è Trump: è il fatto che metà degli americani lo ha votato. Sono persone animate dal razzismo, dalla paura dell’altro, dall’idea che la sicurezza sia avere in casa una pistola, un fucile o peggio. Contro chi pensano di usare queste armi? Contro gli untori? Contro i contagiati? Contro i poveri che non potranno essere curati?

Costoro, quelli che hanno avversato la riforma sanitaria di Obama, non hanno capito che l’arma vincente contro la pandemia sono la solidarietà sociale e la responsabilità dei cittadini che sanno che restare a casa è il modo migliore per rallentare la progressione del virus per consentire alla scienza e agli operatori sanitari di sconfiggerlo definitivamente.

Nei confronti dell’Italia, invece che parole sprezzanti, ci saremmo aspettati aiuti concreti come quelli che ci ha dato la Cina.

Ci aspettiamo dal Chief Commander (il Comandante in Capo), il Presidente della Nazione più potente del mondo che cambi rotta e che sia all’altezza della responsabilità che gli compete mettendo a disposizione di tutta l’Umanità le enormi potenzialità economiche, scientifiche, tecnologiche degli USA per combattere e vincere la pandemia, una minaccia da cui nessuno è al sicuro.

Il primo provvedimento potrebbe essere togliere le sanzioni all’Iran per aiutarlo a combattere l’epidemia: non sarebbe un favore agli ayatollah ma un aiuto a tutto il mondo per spegnere un pericoloso focolaio.

di Angelino Riggio

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