IL RITRATTO DI DORIAN GRAY

Qual è il mio libro preferito o meglio il libro della mia vita, ovvero quel libro che una volta letto lascia il segno nella tua memoria, quel libro letto assaporandone ogni parola, e non semplicemente oggetto di una lettura lasciata scorrere come pagine che vengono sfogliate in successione velocemente e forse distrattamente, senza quella foga dettata dalla voglia di immergersi sempre di più e sempre più a fondo nel mondo offerto e disegnato dinnanzi a noi da quelle parole …

Senza doverci riflettere molto, quasi d’impulso, di getto, direi senza alcun dubbio, senza ombra di dubbio alcuno, deve essere stato sicuramente Il ritratto di Dorian Gray.

Ricordo di averlo letto ai tempi della scuola, credo nel periodo delle superiori (e colgo qui l’occasione per ringraziare anche io la mia professoressa di italiano non solo per avermene indicato la lettura, e per avermi avvicinato e appassionato alla lettura, ma perché ha saputo incuriosire, appassionare, stimolare all’arricchimento personale e non solo a seguire ed eseguire meccanicamente le indicazioni corrette a svolgere il compitino assegnato alla classe).

Un libro che mi ha lasciato semplicemente senza parole, quasi sconcertata dalla sua bellezza quasi come dinnanzi ad un’opera d’arte colti e sorpresi dalla sindrome di Stendhal.

L’ho riletto poi tempo dopo per conto mio scegliendo volontariamente di immergermi nuovamente tra quelle pagine, in quell’incanto, in quella meraviglia, per riassaporarlo con occhi nuovi e diversi.

Non ricordo esattamente quanti anni avevo e non perché a volte la galanteria dispensa il gentil sesso dall’indicare con precisione il numero delle proprie primavere, ma semplicemente perché non ricordo esattamente, ricordo solo le sensazioni lasciate dalla lettura di quel libro.

Ovviamente ce ne sono molti altri in memoria, molti altri sono stati i momenti rivelazione offerti da altre letture veramente affascinati e appassionanti che mi hanno riportato a quelle stesse sensazioni.

Prima fra tutte Il treno ha fischiato,opera di Pirandello inserita nella raccolta Novelle per un anno, poi ricordo

Il grande Gatsby, il romanzo di Francis Scott Fitzgerald, e poi ancora i gialli di Van Dine, i libri de La signora in giallo (no non scherzo, è una lettura appassionante, che consiglio, una lettura leggera, una divertente forma di rilassante evasione, con una bellissima e coinvolgente descrizione dei paesaggi circostanti) e, ultimo ma non certo per importanza, direi L’arte di correre di Haruki Murakami, un modo affascinante di vedere, vivere e descrivere la corsa, occasione di riflessione e di pensiero.

Concluderei infine la lista dei miei libri del cuore con un titolo, una lettura che per me come poche è stata capace di smuovere alcune corde, vale a dire Larte di essere fragili di Alessandro D’Avenia, capace come pochi di descrivere con leggerezza, puntualità, precisione e delicatezza alcuni lati dell’animo umano bello perché fragile, e reso ancora più bello proprio perché è fragile.

Altro titolo di una passione di nascita recente è Lungo petalo di mare, di Isabel Allende, maestra del mettere parole in fila per disegnare e raccontare di storie e visioni straordinarie che difficilmente passeranno senza lasciare il segno…

Insomma, le occasioni di incontrare letture appassionanti sono tante, sono solo da scoprire!

di Valentina BASIGLIO

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