IL CORONA VIRUS È DEMOCRATICO?

 Negli ultimi capitoli de “I promessi sposi”, Alessandro Manzoni ci parla della peste diffusasi (siamo nel ‘600) nel milanese.

  La peste sembra agire democraticamente, infatti colpisce i “proletari” come Renzo, Lucia, Tonio, Cecilia e sua madre… Ma anche i preti come don Abbondio e fra’ Cristoforo, i delinquenti come don Rodrigo, Egidio, il Griso…

  Insomma, non è assolutamente classista, poveri e ricchi vengono colpiti allo stesso modo. Ma è proprio così? Poveri e ricchi morivano allo stesso modo e nella stessa percentuale? Il palazzo di don Rodrigo aveva la quantità di topi (che portavano la peste) presenti nella casetta di Agnese? Le distanze tra un inquilino e l’altro erano le stesse? L’alimentazione era la stessa? I dottori (pur nella loro immensa ignoranza) andavano anche nei poveri tuguri degli operai dei setifici dove sapevano con certezza che non sarebbero stati pagati? Non c’era di certo la sanità pubblica, ospedali o case un minimo attrezzate per l’emergenza. In una stanzetta spesso abitava una intera famiglia, ci si lavava molto poco (soprattutto nelle case dei poveri) e non c’era sapone per lavarsi le mani (altroché lavarsi le mani ogni minuto come facciamo oggi! Nelle famiglie morivano spesso tutti. Gli ultra 65enni, che oggi sono più a rischio, non correvano alcun rischio per il fatto che quasi non esistevano: si moriva molto prima, soprattutto tra i poveri.

  Dirà Tonio: “A chi la tocca, la tocca…” Il fatto è che toccava soprattutto i più poveri ed i più deboli. Il Lazzaretto era strapieno di poveri, non di ricchi.

   La peste risulta essere una situazione particolare che mette in luce vizi e virtù di una comunità. Eroismi e viltà dei singoli individui vengono a galla. Ieri c’erano i religiosi coraggiosi nei lazzaretti oggi il personale medico e paramedico. La crisi rivelava e rivela la fragilità ma anche la generosità dell’essere umano.  Vengono coinvolti gli stessi valori e le norme di comportamento.

   Manzoni sembra ci parli oggi e ci mette in guardia sulla necessità di capire dove sta la verità e dove sta il falso. L’ignoranza non è solo del popolino ma anche e dei ricchi e degli “scienziati”.

 LA PESTE DEL XXI SECOLO (IL CORONA VIRUS)

   Dopo 400 anni, abbiamo una nuova peste, più sconosciuta di quanto non lo fosse quella manzoniana. Allora la generazione precedente, che aveva già conosciuto la peste, dava indicazioni sul comportamento ai più giovani. Renzo sapeva che non poteva più ammalarsi di peste perché l’aveva già avuta. Oggi sembra che la nuova peste la si possa riprendere dopo guariti. “Sembra”, non è certo.

  Manzoni descrive con realismo l’arrivo della peste: “nella striscia di territorio percorsa dall’esercito, s’era trovato qualche cadavere nelle case, qualcheduno sulla strada. Poco dopo, in questo e in quel paese, cominciarono ad ammalarsi, a morire, persone, famiglie, di mali violenti, strani, con segni sconosciuti alla più parte de’ viventi».

    Qualcosa di comune con oggi c’è, non è vero?

    Per fortuna oggi ci sono tv, radio, mail che riescono a risolvere buona parte dei problemi che affliggevano i personaggi di Manzoni. Buona parte ma non tutti.  Oggi, come allora, vi sono costanti del comportamento umano che comunque ritornano nel 2020 come allora, nonostante gli smartphone.

   Per esempio, la sottovalutazione colpevole e irresponsabile del contagio. Ecco che i messi del tribunale vengono sì tempestivamente sollecitati dal protofisico Ludovico Settala (un esperto in materia, per autorevolezza una specie di Burioni ottantenne, presidente della Commissione superiore della Sanità), ma si guardano bene dal prenderlo sul serio. E arrivando in ritardo sui luoghi dell’epidemia «trovarono paesi chiusi da cancelli all’entrature, altri quasi deserti, e gli abitanti scappati e attendati alla campagna, o dispersi…».

  Lacerazione e morte sono causate dall’iniziale concorso di credulità popolare e miopia del potere. Appare con «forte meraviglia» a Manzoni la condotta di quella fetta di popolazione che, «non tocca ancora dal contagio, aveva tanta ragion di temerlo»: chi crederebbe, si chiede il narratore, che l’incombere del morbo, ormai evidente, non riesca a suscitare «un desiderio di precauzioni» o «almeno una sterile inquietudine»?

  Manzoni parla dei nostri antenati ignoranti.  Ma che fanno i contemporanei super informati di oggi?

    In questi giorni dell’anno del Signore 2020 (non più del ‘600!!!), pur sommersi dal diluvio dell’informazione, si affollano sconsideratamente i pub, gli happy hour, i supermercati come nulla fosse,

    «Sulle piazze, nelle botteghe, nelle case, chi buttasse là una parola del pericolo, che motivasse peste, veniva accolto con beffe incredule, con disprezzo iracondo». Frase estrapolata da “Repubblica” di oggi o scritta dal Manzoni? Purtroppo, poco sembra cambiato in quattro secoli.

   Ma non bisogna essere troppo pessimisti! Allora, diversamente da oggi, la «medesima miscredenza» e cecità prevaleva anche nelle autorità pubbliche (tutte precocemente attratte da Trump e Boris Johnson?). Oggi, per fortuna, nella maggior parte dei governanti, medici ed ecclesiasti vi è una grande consapevolezza. Ricordiamo lo “scienziato “il don Ferrante manzoniano che morirà di peste mentre sta cercando di dimostrare che la peste non esiste!  Ricordiamo anche la grande processione per chiedere la fine dell’epidemia che porterà ad un enorme aumento dei contagi. Oggi papa Francesco (dopo un po’ di tentennamenti) ha chiuso le chiese ai fedeli ed ai visitatori? Ma che bisogno c’è, in questo momento, di andare in chiesa? Dio non è “in cielo, terra ed ogni luogo”?

  Nel ‘600 si esorcizzava la peste non chiamandola con il suo nome: «In principio dunque, non peste, assolutamente no, per nessun conto: proibito anche di proferire il vocabolo. Poi, “febbri pestilenziali”, poi, “non vera peste”; non peste proprio, ma una cosa alla quale non si sa trovare un altro nome. Finalmente, peste senza dubbio, e senza contrasto”.

  Oggi persino i bambini sanno che siamo in una situazione di pericolo e che tutti quanti dobbiamo fare la nostra parte: anche loro. Questa mattina mi veniva da piangere nel vedere i giardini recintati da nastro e senza un bambino che ci potesse giocare. Ma oggi i bambini sono informati, capiscono e fanno i loro sacrifici, consapevoli a volte più degli adulti.

   “Ma allora vennero inventati gli “untori”, dirà qualcuno colto. Ma ci siamo dimenticati i cinesi picchiati a Torino “perché portavano il virus” in Italia? Cosa c’è di diverso in questi novelli untori. Forse qualcosa di più spregevole: sono razzisti ed ignoranti.

  Anche nella Milano di quel tempo salta fuori il super commissario. Si chiama Felice Casati e assume, nel racconto di Manzoni, un ruolo chiave, con l’incarico di sovrintendere al lazzaretto, dotato com’è di pieni poteri economici, organizzativi e giudiziari, ma soprattutto di carità cristiana nell’avvicinarsi ai malati: «sempre affaticato e sempre sollecito, girava di giorno, girava di notte».

     Direi un Domenico Arcuri di quattro secoli fa. Anzi molto di più perché «minacciava, puniva, riprendeva, confortava, asciugava e spargeva lacrime». Un amministratore che lavora anche sul campo come tanti altri piccoli eroi di ieri e di oggi (allora i monaci, oggi medici e infermieri che fanno turni ospedalieri impossibili fino a crollare di stanchezza su una tastiera).

    Fatto sta, che anche nel Seicento si costruiscono in quattro e quattr’otto strutture di soccorso: «bisognava trovare e preparar nuovo alloggio per gli ammalati che sopraggiungevano ogni giorno», si tirano su capanne di paglia per ospitare quattromila pazienti. Anche nel 1630 c’è l’esigenza di «tener fornito il lazzeretto di medici, di chirurghi, di medicine, di vitto, di tutti gli attrezzi d’infermeria».

  Torniamo al problema iniziale: “il Corona virus è democratico?” Come nel ‘600 apparentemente sì, in realtà non è così. Faccio un esempio banale: se oggi io vado con mio figlio ai giardinetti, rischio di beccarmi una bella giustissima multona.

 Il ricco invece non ha bisogno di recarsi ai giardini pubblici ha già il suo privato attorno alla villa.

  Quando tutto terminerà, scommettiamo che le statistiche ci diranno che il virus è antidemocratico perché ha colpito estremamente di più i poveri e i deboli?

di Gianni ZANIRATO

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