IL LIBRO PIU’ IMPORTANTE DELLA MIA VITA (FORSE..) di Franca FERROGLIO

Ho sempre amato leggere fin da piccolissima, leggevo tutto quello che mi capitava tra le mani.

Le mie prime letture   furono i fumetti che trovavo sul “Corriere dei piccoli”.

Abitavo in campagna e non ricordo se ci fosse un posto dove si  vendevano  giornali e  libri.

Di sicuro ricordo che il lunedì andavo a Caselle con la mamma, in bicicletta, perché era giorno di mercato.

Quel giorno compravamo i giornali. Tornando a casa, sul seggiolino della bici, pregustavo il piacere di guardare i fumetti e le avventure dei miei eroi.

Inizialmente  erano la mamma o i miei fratelli più grandi a leggere le storie poi, piano piano ho imparato a leggere da sola.

Mi divertivano le avventure del signor Bonaventura  ricco ormai da far paura; fu la primavolta che ebbi la percezione che il denaro non è la cosa più importante della vita.

Difatti al poveretto capitavano sempre guai.

Altri amici erano la Signora Tordella e  i suoi figli: Bibì e Bibò.

Erano due simpatici monelli che combinavano molti guai .

La mamma  li amava teneramente ma li rimproverava sempre per  la loro disobbedienza.

Amavo moltissimo quell’altro personaggio, di cui mi sfugge il nome, che usava l’arcivernice per riuscire a diventare invisibile.

Quella magia mi affascinava.

Ma il mio primo libro, non necessariamente il più bello, ma quello che mi è venuto subito in mente e senz’altro “Senza Famiglia” di Hector Malot. 

Commovente e affascinante fin dalla prima pagina.

Me lo regalò mio fratello grande per Natale forse nel 1957-58.

Il libro narra la storia di Remigio, un trovatello, adottato dai Signori Barberin nella campagna francese. Affidato poi a un artista di strada, Vitalis. Ho conosciuto la Francia con quel libro, la vita vagabonda della piccola troupe di artisti, con 3 cani e una scimmietta, che giravano da una piazza all’altra per divertire gli altri e per sfamarsi.

Quelle pagine hanno  dato modo alla mia fantasia di esprimere tutta quella voglia di libertà e istintività che è innata nei bambini.

Quella certezza che tutto andrà bene perché i bambini credono nelle favole e nel lieto fine.

Mi commuovevo ed ero furiosa per le ingiustizie e le cattiverie che i personaggi cattivi facevano patire ai miei eroi, ma ero spronata alla lettura dalla certezza che non può durare sempre il male.

Qualche volta perdevo la speranza ma poi, un fatto nuovo, premiava i buoni.

Poi l’avventura continua in giro per i canali della Loira, sul battello dello sfortunato Arthur e della sua mamma che poi risulteranno essere la vera famiglia di Remigio.

Ero piccola ma ricordo con emozione il finale del libro, forse nel cuore sapevo già, come tanti altri piccoli lettori, che l’amore ha dei canali invisibili per rivelarsi.

Non è il miglior libro che ho letto, ma è il primo, quello che, come una bottiglia di champagne, saltato il tappo, ha riempito la mia vita di lettore di mille bollicine di curiosità, stupore, emozioni, tristezza e felicità che solo la lettura sa dare.

di Franca FERROGLIO

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