DEL SENNO DI POI…

Il Presidente Trump, dopo avere scatenato una guerra dei dazi contro la Cina, ha dichiarato che il covid-19 è un virus “cinese”, sposando così la tesi secondo cui nella migliore delle ipotesi i cinesi siano gli untori della pandemia in atto e, nella peggiore delle ipotesi, che il virus sia stato “costruito” in laboratorio per perseguire una guerra biotecnologica. Un’ipotesi che Salvini ha sposato in pieno tranne ad essere entrambi smentiti dalla comunità scientifica internazionale.

Adesso, di fronte all’avanzare dell’epidemia negli Stati Uniti che hanno ormai il maggior numero di contagi al mondo, Trump ha cambiato toni e atteggiamento verso la Cina abbandonando le sciocchezze già dette e valorizzando l’importanza di buone relazioni e cooperazione.

Non stupisce questo repentino cambio di opinioni che, in parte, è stata una delle caratteristiche della presidenza Trump.

Non stupiscono nemmeno le dichiarazioni contraddittorie che hanno segnato il minuscolo Trump italiano. Salvini è passato da gennaio a oggi dal chiedere la chiusura delle frontiere all’accusa di mortificare l’apparato produttivo con le prime restrizioni del governo; dal rimprovero alla sua deputata che aveva fatto una festicciola con 60 persone in piena quarantena, alla passeggiata con la fidanzata (con tanto di scorta) per le vie di Roma. Si potrebbe proseguire con tanti episodi.

La verità è che però, al di là dell’inseguimento populistico del consenso di Salvini, tutta la vicenda del coronavirus è stata finora (e lo sarà probabilmente in futuro) una vicenda umana estrema in cui tutti, tutti noi, siamo stati testimoni e protagonisti di atti di eroismo e meschinità indicibili, di sforzi scientifici e vergognose fake news, di impegno altruistico ed egoismi irresponsabili.

Soprattutto è stato, per tutti, un continuo credere e ricredersi perché nessuno, non solo Salvini, era preparato a quello che stava accadendo.

Trovo inutile, oltre che sciocco, l’esercizio di lamentarsi o scaricare su altri la responsabilità di che cosa non è stato fatto o non è stato fatto in tempo. Faccio un esempio estremo. I medici morti o contagiati: andavano protetti, sicuramente. Adesso in molti alzano la voce, ma quanti hanno parlato un mese fa a partire dai sindacati e dall’Ordine dei medici? 

Lascia esterrefatti il comportamento dei governi europei che non hanno imparato nulla dalla esperienza italiana.

D’altra parte anche l’Italia ha imparato poco dalla esperienza cinese. Sembra che si impari soprattutto dalla propria esperienza.

Non a caso, chi ha affrontato meglio la pandemia è stata la Corea del Sud che aveva già subito danni gravissimi da due recenti epidemie.

Credo che il detto “del senno di poi, son piene le fosse” sia in questo momento tragicamente vero. Le fosse, anzi le bare, entrano sempre di più nel nostro quotidiano.

Penso che se vogliamo uscire migliori da questa vicenda quando finirà, bisogna muoversi di più in modo comune e solidale a livello umano, nazionale e internazionale.

Bisogna riflettere di più sui propri errori piuttosto che su quelli degli altri.

Bisogna capire che azioni egoiste possono sembrare vantaggiose nel breve periodo ma si rivelano disastrose, soprattutto per chi le sostiene, sul lungo periodo.

È bene che lo comprendano i Paesi dell’UE che, se non intraprendono strategie comuni per combattere il virus e le sue implicazioni economiche, andranno incontro a una disfatta incalcolabile.

di Angelino Riggio

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