IL CONFINO

L’isola di Ventotene è il più piccolo comune d’Italia. Lunga appena tre chilometri e larga poche centinaia di metri, distante dalla costa più di venti miglia marine è un luogo ideale per un carcere a cielo aperto. Il regime fascista lo utilizzò infatti come luogo di confino per i dissidenti politici.

È, come tutte le isole ma ancora di più perché piccolissima, un luogo battuto dal vento.

Ed è “La macchina del vento” il titolo di un libro che ho finito di leggere. L’ha scritto Wu Ming 1,

pseudonimo di uno degli scrittori che fanno parte del collettivo Wu Ming cui si devono romanzi ottimi come 54, L’Armata dei Sonnambuli e soprattutto Q, romanzo storico ambientato nel 1500 che, per ovvi motivi, sento vicino.

Ne “La macchina del vento” viene descritta la vita nel durissimo confino fascista a Ventotene.

In una trama che mischia fantasia e storia troviamo tanto gli dei dell’Olimpo schierati con fascisti e antifascisti quanto personaggi storici.

Così incontriamo Marcello Guida direttore del confino fascista: molti lo ricordano anche come questore a Torino nel 1968 e superiore del commissario Calabresi a Milano quando fu “suicidato” l’anarchico Pinelli.

Dall’altra parte ritroviamo persone eccezionali: anarchici, utopisti, futuri partigiani, costituenti, pionieri dell’Europa unita. Incontriamo per esempio un giovane e gigantesco Sandro Pertini rispettato da tutti non solo per le sue idee, Umberto Terracini, Mauro Scoccimarro, Luigi Longo, Lelio Basso, Eugenio Colorni, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi. A questi due ultimi si deve il “Manifesto di Ventotene” in cui si prefigurava (mentre imperversava la seconda guerra mondiale!) l’unità europea.

Uno dei confinati nel libro dice:

“La guerra non la pagherà solo il regime: la pagherà l’Italia, e noi erediteremo le sue macerie. Però noi vediamo l’occasione di ricostruire! Qui a Ventotene vediamo il futuro, mentre nel resto dell’Italia non ne hanno la minima idea! E allora chi sono gli isolati?”

Ecco, io vorrei che in questo momento in cui in qualche modo siamo isolati nelle nostre case per resistere al coronavirus, lavorassimo per immaginare oggi e combattere domani contro le diseguaglianze, per una Italia che sappia superare la inevitabile recessione cui ci costringerà l’epidemia, per ricostruire un tessuto sociale basato sulla solidarietà, per una Europa più integrata. Possiamo farcela: dal Manifesto di Ventotene ne abbiamo fatti di passi avanti.

di Angelino Riggio

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *