NUMERI INTERESSANTI

Galileo Galilei, dopo avere visto il rogo in cui nel 1600 era stato bruciato vivo il filosofo Giordano Bruno, era combattuto tra la paura dell’Inquisizione e l’amore per la scienza. Cercò così di difendersi sostenendo che le sue ricerche erano confermate dalla matematica e che la matematica, essendo il più perfetto dei linguaggi, era il linguaggio con cui Dio aveva scritto le leggi dell’universo.

Sappiamo come è finita: la condanna, la fine della ricerca, una vecchiaia di solitudine e di amarezza.

Sappiamo però che aveva ragione Galileo.

Sappiamo anche che un risultato matematico è quanto di più prossimo alla verità possiamo avere. È grazie alla elaborazione matematica che è stato possibile fare atterrare robot su Marte. Possiamo prevedere fino all’ultimo decimale la traiettoria di un vettore spaziale.

Purtroppo in Italia gli iscritti alla facoltà di matematica sono uno zero virgola. Peccato.

In questi giorni ho visto una intervista a un professore di una università americana. Non ricordo quale università e nemmeno il nome di questo professore; ricordo però due cose: che è un italiano, emigrato ovviamente, e che è uno dei migliori al mondo nel costruire modelli matematici per lo sviluppo delle epidemie.

Un giornalista gli ha chiesto se fosse credibile quello che sosteneva un ricercatore inglese e cioè che in Italia ci fossero otto milioni di contagiati: un numero apocalittico.

La sua risposta è che bisogna ragionare sui numeri che ci sono: più o meno 80.572 contagiati e circa 13.155 morti.

Certamente a fianco delle morti accertate, bisogna aggiungere il grande numero di quelle non accertate: quelle a domicilio e nei luoghi confinati (case di riposo, conventi, carceri, ecc.), un numero tutt’altro che trascurabile e attualmente non rilevato: nei comuni dove si è fatto un raffronto tra la mortalità dell’anno scorso e quella di quest’anno si è constatata una differenza significativa.

Più difficile è immaginare il numero dei contagiati non rilevati. È però possibile fare delle stime accettabili. Infatti, se è vero che il covid-19 è molto più letale dell’influenza (perché è totalmente sconosciuto al sistema anticorpale dell’uomo) è altrettanto vero che l’andamento epidemico è molto simile a quello dell’influenza, al netto della vaccinazione. Il che significa che la potenzialità infettante può raggiungere il 20% della popolazione.

Attenzione: la potenzialità contagiante non vuol dire la quantità effettiva dei contagiati. Per questi è legittimo e realistico moltiplicare i valori noti (80.572) per dieci o più: si ottiene così un valore da 800.000 a un milione.

È un numero importante.

Se ci si riflette però, è tutt’altro che uno scenario apocalittico, anzi è addirittura confortante. Vuol dire che in nove casi, o più, su dieci contagiati non si avvia nemmeno il percorso che può portare alla necessità del tampone, all’evidenza sanitaria della malattia o, malauguratamente, alla morte.

I non contagiati si dividono in tre gruppi.

  • Il primo è fatto di persone che sono semplicemente portatori e in cui non esiste alcuna interazione tra ospite e virus, che in genere non è in quantità significativa.
  • Il secondo comprende soggetti in cui il ciclo infettante si conclude in modo silente: sono i cosiddetti a-sintomatici (questo è in assoluto il gruppo più numeroso).
  • Il terzo è fatto da persone che presentano pochi sintomi (pauci-sintomatici) e si ammalano in forma lieve o trascurabile, indistinguibile comunque dagli episodi minori stagionali.

Tutto questo vuol dire che, grazie al nostro sistema sanitario e al naturale equilibrio che il nostro corpo costruisce nei confronti del virus, la battaglia si può vincere nella maggior parte dei casi.

Poiché questa maggior parte dei casi, nove contagiati su dieci, sfuggono al riconoscimento è decisivo il confinamento al proprio domicilio in modo che questi concludano il loro confronto con il virus e perdano la loro capacità contagiante.

Ragionando sui numeri, risulta evidente che l’arma principale per sconfiggere l’epidemia è: #iorestoacasa.

di Angelino Riggio

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