SALVINI VUOLE ASSASSINARE GLI ITALIANI!

Riaprire le chiese a Pasqua?

Tutti contro Salvini (cattolici compresi)

Le reazioni alla proposta del leader della Lega. Avvenire: creerebbe più problemi di quanto si pensi. Fiorello: «Si può pregare anche in bagno o in cucina»

di Marco Cremonesi

(Non si è messo la mascherina per difendersi dal Corona virus ma per far uscire meno cazzate dalla sua bocca),

BEPPE SALA a Matteo Salvini che chiede l’apertura delle chiese per la messa di Pasqua («Serve anche il buon Dio», ha detto il leader della Lega), il sindaco di Milano risponde sornione: «Se vuoi veramente arrivare a fare riaprire le chiese, e se non è solo un titolo di giornale, allora devi chiedere alle Regioni che governi, come Veneto e Lombardia, di fare un’ordinanza.

Se no, siamo sempre alle parole e non a fatti».

E così, nella Domenica delle Palme a porte chiuse, il primo a smarcarsi è proprio il governatore del Veneto Luca Zaia: «È giusto rispettare l’idea: so che molti cattolici chiedono la possibilità di celebrare la Pasqua».

Però, il presidente del Veneto ricorda che «noi chiedemmo al Patriarca di Venezia la possibilità di rispettare il droplet più ampio con i posti segnati per mantenere le distanze.

Ma l’Istituto Superiore di Sanità disse subito assolutamente no.

Anche perché — affonda il governatore veneto — in letteratura ci sono casi di grandi contagi proprio durante le celebrazioni religiose».

Le reazioni negative sono molte, e non soltanto sui social media.

Per esempio, quella di Fiorello: «Io sono cattolico, ma non credo che Dio accetti le preghiere solo da chi va in chiesa.

Se mi metto davanti al crocifisso, anche in cucina, non è lo stesso?».

E aggiunge: «Ci sono già tanti preti e vescovi contagiati.

Al supermercato entra una persona per volta, che facciamo in chiesa? Il prete dice la messa a un fedele per volta?».

Secondo Nicola Fratoianni, deputato Leu, Salvini «tenta di risalire la china con idee sempre più bislacche e pericolose».

Ma è proprio dalla Chiesa che vengono i no più pesanti.  Nell’editoriale de L’Avvenire di ieri, don Maurizio Patriciello spiega che la risposta a chi chiede l’apertura delle chiese è «la chiarezza e la fermezza».

Perché se «è consolante sapere della sofferenza di tanti credenti nell’essere privati della Messa» è anche «certo» che si sarebbero «creati problemi che non saremmo stati in grado di risolvere».

Con un occhio di riguardo per le forze dell’ordine.

Ma, ricorda l’editoriale, Papa Francesco solo in piazza San Pietro il 27 marzo «era sostenuto e accompagnato dalla preghiera e dall’amore di centinaia di milioni di fratelli e sorelle» non presenti.

Per l’arcivescovo di Cosenza Francesco Nolè, il dolore per la chiusura delle chiese è «un atto di carità verso noi stessi e verso i nostri fratelli perché così facendo salveremo tante vite»

L’ arcivescovo di Siena Augusto Paolo Lojudice: «Ai sedicenti portatori di critiche chiedo: ci crediamo che la gente muore?».

Il sacerdote marchigiano don Dino Pirri, seguitissimo sui social, si rivolge direttamente a Salvini: «Le chiese sono chiuse, perché noi preti rispettiamo la legge del nostro paese.

Obbediamo ai nostri vescovi e non a te.

Non usiamo il nostro popolo, ma lo amiamo. Non ci sta a cuore il consenso ma il bene comune».

5 aprile 2020 “Shadow”

I cardinali Bassetti e Zuppi rispondono a Salvini sulle messe di Pasqua

Il presidente della Cei al Corriere della Sera. “L’impossibilità di poter partecipare alle messe di Pasqua quest’anno è un atto di generosità.

È un nostro dovere il rispetto verso quanti, nell’emergenza, sono in prima linea”

Gualtiero Bassetti

È tempo di responsabilità e si vedrà chi ne è capace”.

In un’intervista al Corriere delle Sera il cardinale Gualtiero Bassetti, presidente della Cei, risponde così a quanti premono per una riapertura ai fedeli delle chiese a Pasqua e a una celebrazione delle messe. Certo, “è la prima volta che la Settimana Santa viene celebrata in questo modo – dice l’alto prelato – senza concorso dei fedeli ma ciò non significa rinunciare a vivere appieno questi giorni”, tanto da chiedersi: “Dov’è la nostra fede? Nella parola o in un luogo?”.

Poi il cardinale aggiunge: “L’impossibilità di poter partecipare alle Messe di Pasqua quest’anno è un atto di generosità.

È un nostro dovere il rispetto verso quanti, nell’emergenza, sono in prima linea e, con grande rischio per la loro sicurezza, curano gli ammalati e non fanno mancare tutto ciò che è di prima necessità”.

Quanto alla richiesta del leader della Lega Matteo Salvini di celebrare la messa a Pasqua, il cardinale Bassetti ribatte: “Più che soffiare sulla paura, più che attardarci sui distinguo, più che puntare i riflettori sulle limitazioni e sui divieti, la Chiesa sente una responsabilità enorme di prossimità al Paese”.

Dalle colonne di Repubblica anche il cardinale Matteo Maria Zuppi, dal 2015 arcivescovo di Bologna, sembra rispondere all’ex ministro dell’Interno: “Anche a me piacerebbe poter celebrare la Settimana Santa e la Pasqua con la comunità”, dichiara Zuppi.

“Rischiare, però, è pericoloso e le regole vanno rispettate e anche la Chiesa ha il dovere di farlo.

Come vescovi abbiamo tanto sperato che le celebrazioni pasquali coincidessero con la fine dell’emergenza: purtroppo non è così”.

Il cardinale bolognese fa propria la frase dello showman della tv Fiorello, che giorni fa aveva detto: “Non credo che Dio accetti le preghiere solo da chi esce di casa e va in chiesa”, tanto che Zuppi chiosa: “Le persone che non possono muoversi, altrimenti, resterebbero escluse.

Forse, invece, sono le preghiere più care al Signore.

Riscopriamo in questi giorni la preghiera e il servizio silenzioso: sono le nostre armi vincenti”. 

Secondo Zuppi, “quello che stiamo vivendo ci chiede di diventare persone interiori, perché finita l’emergenza sappiamo cambiare noi stessi e il mondo intorno per davvero, liberi dal piegare tutto all’io e ai nostri interessi individuali” e “una volta usciti dall’emergenza dobbiamo capire e scegliere di cambiare quello che rende gli anziani, i più fragili e soli ancora più vulnerabili: le burocrazie, gli sprechi e i rimandi che impediscono di trovare risposte intelligenti, sostenibili e che abbiano al centro la persona” nella speranza di uscirne “più consapevoli” e fare “tesoro di una lezione così severa e davvero ricostruire pensando al lavoro, ai più deboli.

Se è vero che nulla sarà più come prima, anche noi dovremo essere migliori” conclude il cardinale.

  COMMENTO

Spero di non essere cacciato da questo giornale perché una delle condizioni per poterci scrivere è “non insultare l’avversario”.

Fino ad oggi sono certo di aver rispettato questa condizione.

Penso che scrivere parole non di certo dolci a Salvini perché sono convinto non sia un insulto dare del ladro ad un ladro con la refurtiva tra le mani (ricordiamo che il nostro leader leghista e i suoi amici ci hanno già rubato 49 milioni di euro) e il leader leghista l’ha detta ben grossa questa volta.

Ma oggi non lo accuso di furto ma di tentato assassinio verso milioni di italiani e non solo.

Tutti hanno il diritto di aderire e pregare per il proprio dio purché rispettosi dei principi della nostra Costituzione e delle persone a partire dalla salute propria e altrui.

Ma Salvini ha pensato che dopo l’incredibile “Eterno riposo” in TV insieme alla Durso sia giunta l’ora anche di pregate Dio in processione.

De Magistris: Salvini mistico, no alle messe

E’ davvero sorprendente questa illuminazione mistica sulla via padana di Salvini che, adesso, ho visto si è innamorato di corone, santi e chiese.

Penso che sia nell’ordine naturale delle cose che le processioni e le messe siano ancora tenute sospese”.

Così il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, nel corso di una serie di interviste rilasciate questa mattina a La7 e a Radio24.

Commentando le dichiarazioni del leader della Lega, Matteo Salvini, che aveva invitato a individuare un modo per far partecipare i cittadini alle liturgie della Settimana Santa, l’ex pm si è anche riferito a quanto avverrà a Napoli: “Qui penso che salterà la processione di San Gennaro del 2 maggio, ci rifaremo il 19 settembre nel giorno della celebrazione del Santo patrono”, ha concluso de Magistris.

Prima di leggere queste bestemmie di Salvini non pensavo fosse possibile che nel XXI secolo esistesse ancora tanta ignoranza, addirittura tra le classi alte.

Ma il Matteo leghista si sente Matteo l’evangelista e rivede a modo suo il Vangelo.

Il Vangelo di certo non l’ha letto ed è per questo che non lo rispetta?

Ad esempio non ammazzare.

Con la sua idea della processione quanti contagi in più ci saranno e quindi quanti morti in più?

Quante persone sono state uccise in mare per la sua politica di chiusura dei porti ed apertura agli annegamenti, alla tortura, agli stupri?

Non so se lei, sig. Matteo Salvini, ha letto i “Promessi Sposi”, lo sa che il Manzoni, uomo dei secoli XVIII e XIX, analizzò la peste del secolo XVII e descrisse la processione mentre il Coronavirus del tempo uccideva milioni di persone nel mondo?

Racconta il Manzoni:

La processione dell’11 giugno 1630

F. Gonin, La processione dell’11 giugno

Il Tribunale di Sanità, pensando al rischio del contagio, non oppone alcuna obiezione alla processione e si limita a prescrivere regole più restrittive per l’ingresso in città dall’esterno e ordina di inchiodare gli usci delle case dei malati di peste, per impedire agli infetti di mescolarsi alla folla.

Dopo tre giorni di preparativi, l’11 giugno 1630 la processione si avvia dal duomo alle prime luci dell’alba, preceduta da una lunga schiera di popolani tra cui molte donne; seguono le corporazioni cittadine coi loro gonfaloni, gli ordini monastici, i preti che portano in mano una torcia; in mezzo, portata da quattro canonici, avanza la cassa contenente le spoglie di S. Carlo Borromeo, in cui si intravede il corpo vestito di splendidi abiti e il teschio con la mitra, con alcune fattezze che ancora ricordano l’aspetto del santo quale appare nei dipinti d’epoca.

Dietro la reliquia segue il cardinal Federigo e il resto del clero, quindi i magistrati e i nobili, alcuni dei quali vestiti con sfarzo e altri, al contrario, che indossano cappe nere col cappuccio sul viso, in segno di penitenza.

Il corteo è chiuso da una coda di popolani e avanza tra le strade parate a festa, con le case abbellite da stemmi, fiori, oggetti variopinti; molti malati sequestrati in casa osservano la processione dalle finestre, mentre le altre vie restano in silenzio, con un’atmosfera quasi spettrale.

La processione passa per quasi tutti i quartieri di Milano e compie delle soste nei carrobi (i crocicchi delle strade) per deporre la cassa con la reliquia accanto alle croci erette al tempo della peste del 1576, per cui il corteo ritorna in duomo quando mezzogiorno è passato da un pezzo.

La furia del contagio aumenta

Fin dal giorno successivo alla processione, che secondo molti dovrebbe aver fatto cessare la peste, al contrario il contagio cresce furiosamente in ogni punto della città e in ogni classe sociale, in modo così repentino che nessuno può dubitare che la causa sia stata la processione medesima.

Tuttavia ciò viene attribuito dai più non al concorso di folla che ha moltiplicato le occasioni di contatto e diffusione del morbo, bensì all’azione degli untori che avrebbero approfittato della ressa per spargere con maggiore facilità i loro unguenti malefici; e poiché nessuno ha visto nel corteo macchie di unto sui muri né altrove, si pensa che gli untori abbiano sparso delle polveri venefiche e che queste, attaccatesi ai vestiti e ai piedi scalzi di molti partecipanti al corteo, abbiano contribuito alla diffusione più virulenta e micidiale della peste. Sta di fatto che da questo momento la furia del contagio cresce ogni giorno di più e la peste miete vittime in tutte le case, mentre la popolazione del lazzaretto cresce da duemila a dodicimila persone e la mortalità ai primi di luglio tocca il numero di cinquecento decessi al giorno.

Più avanti, quando l’epidemia toccherà il suo apice, i morti giornalieri saranno più di mille e alla fine la popolazione milanese scenderà da circa duecentocinquantamila abitanti a poco più di sessantamila, anche se queste cifre sono da considerare con grande cautela data la loro poca attendibilità.

Vede, poco onorevole Salvini, cosa racconta Alessandro Manzoni secoli fa? Condanna la processione senza attenuanti se non l’ignoranza.

Lei penserà che Manzoni fosse un mangiapreti.

No.

Era un cattolico convintissimo, però al contrario di lei non aveva il desiderio di mandare al macello migliaia di persone per un pugno di voti elettorali.

Papa Francesco, quest’anno, non celebrerà la messa del Giovedì Santo e sarà costretto a rinunciare alla Via Crucis al Colosseo, la quale eccezionalmente, si svolgerà sul sagrato di San Pietro, senza ovviamente, “concorso di popolo”.

Salvini lei come cattolico non dovrebbe seguire il pensiero del suo papa?

Si vergogni, lei ha oltrepassato ogni limite possibile, SE PORTERA’ AVANTI QUESTA SUA IDEA, LEI E I SUOI TIRAPIEDI, SARETE DEGLI ASSASSINI.

POTRETE SOLO FARVI SOPPORTARE, LEGGERMENTE, SE VI SCUSERETE CON TUTTO IL POPOLO ITALIANO E DEL MONDO.

di Gianni ZANIRATO

2 comments Add yours
  1. Carissimo Gianni, penso che con questo pezzo ti sei superato! Sei sempre stato bravo a spiegare le cose con calma, lucidità ed equamente, ma questa volta sei stato il massimo! Non credo che Salvini leggerà mai questo tuo articolo ma qualche suo accolito ci sarà senz’altro e spero che le tue parole scuotano un pochino queste menti malate! Perché solo una mente malata può partorire queste idee malsane!
    Grazie Gianni ti leggo sempre con molto affetto un grande abbraccio Carolina

    1. Grazie, Carolina, penso non meritare quanto mi scrivi. Scrivo cercando di rispettare questi elementi: 1.documentazione; 2. passione; 3. onestà intellettuale; 4. stare dalla parte dei piú deboli. Cerco anche di non offendere nessuno, ma questa volta, la prima, ho scritto con rabbia immensa. Per un po’ di voti si può uccidere? No assolutamente. Salvini si é presentato nel modo peggiore: quello di assassino!
      Abbraccio. Gianni. IO STO A CASA!

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