I FISICI DI FARM HALL

3 Maggio 1945, dieci grandi scienziati tedeschi vengono arrestati in Germania dagli anglo-americani e trasferiti in una villa (Farm Hall), nella campagna inglese, nei pressi di Cambridge, senza specificare loro di che cosa fossero accusati e per quanto sarebbe durato il periodo di detenzione. Restarono in isolamento coatto per sei interminabili mesi, al termine dei quali vennero rispediti nel paese d’origine, in quanto in Inghilterra sei mesi era (è?) il tempo massimo per privare della libertà una persona, senza un’accusa specifica.

Fra essi vi era Werner Heisenberg, premio Nobel per la fisica nel 1932, sicuramente l’obiettivo primario degli Alleati, in quanto responsabile del progetto atomico tedesco. Otto Hahn, premio Nobel per la chimica nel 1945, per la scoperta della fissione nucleare. Max von Laue, noto per importanti studi sui raggi X. Gli altri sette, pur famosi, sicuramente personaggi minori.

Furono trattati bene, certo, ognuno aveva la sua camera, potevano passeggiare e praticare qualche sport nel giardino, cenare insieme e discutere di fisica quando lo credevano opportuno; ma pur sempre prigionieri, senza una spiegazione. I loro discorsi venivano controllati da microspie sparse per tutta la casa al fine di scoprire a che punto era il programma nucleare tedesco. Non trapelò mai nulla di importante in proposito; la famosa “atomica” tedesca non venne mai sviluppata, per i motivi che Heisenberg si sarebbe portato nella tomba. Intanto, però, fuori da quella casa cadevano bombe americane su Hiroshima e Nagasaki… e uno dei prigionieri, che erano stati informati dell’accaduto per valutarne le reazioni, pensò seriamente al suicidio. Aggiungerei ancora che molti di loro erano convinti oppositori del regime nazista.

Quando lessi il bel libro di Gabriella Greison (“La leggendaria storia di Heisenberg e dei fisici di Farm Hall”), pensando con raccapriccio alla sorte di quelle persone private della libertà, per un periodo così lungo, nella impossibilità di comunicare con i familiari, e, soprattutto senza una motivazione, mi dissi: “Io non ce l’avrei fatta” Mai dire mai! Ecco che 75 anni dopo, il destino sta mettendo a dura prova la nostra capacità di resistere ad una “reclusione forzata”, anche se per noi le motivazioni sono chiarissime. Come per i fisici di Farm Hall non sappiamo quando finirà, ma, per ciò che ci riguarda, la durata dipenderà dai nostri comportamenti (e la cosa non si presenta affatto semplice….).

Di Fulvio ZAMPEDRI

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