L’ACCORDO DELL’EUROGRUPPO

Parlando dei movimenti risorgimentali nel nostro Paese Metternich, il plenipotenziario dell’Impero Austro-Ungarico, aveva dichiarato: “L’Italia è solo una espressione geografica.” Che cosa aveva a che fare l’operaio lombardo con il contadino siciliano? La storia ha provveduto a dargli una risposta.

Mutuando quella frase qualcuno (Trump, Putin, la Cina e qualche cretino di casa nostra) oggi potrebbe dire: “L’Europa è solo una espressione geografica”. Che cosa hanno in comune l’Italia con un debito pubblico enorme con la virtuosa Olanda (che però sottrae ogni anno 10 miliardi di euro di imposte agli altri Paesi europei)? La storia ha già dato una buona risposta: dal manifesto di Ventotene a oggi sono stati fatti enormi passi in avanti.

Lenti, forse.

Pedro, avanti ma con Juicio” tanto per citare Manzoni così caro a Gianni Zanirato.

Avanti, ma con prudenza.

La democrazia per definizione si muove con prudenza. Con la violenza si potrebbe andare più veloce. Le dittature marciano più rapide: tagliano la realtà con l’accetta senza curarsi di garantire la partecipazione, l’equilibrio dei poteri, il rispetto dei diritti.

Hitler ha provato a unificare velocemente l’Europa con il patto sciagurato con Mussolini, con l’anschluss austriaca, la spartizione della Polonia, l’invasione del Belgio, della Francia, della Grecia, ecc. Non mi sembra una buona strada.

Non è una strada da imitare nemmeno quella che ha portato all’attuale assetto gli USA. La Guerra di Secessione fu un enorme carnaio fratricida (per inciso fu in quell’occasione che furono “inventati” i campi di concentramento).

Per l’integrazione europea, quindi, avanti con prudenza.

Quando però la realtà comincia a correre bisogna che chi governa i processi sia all’altezza della storia.

La pandemia di coronavirus in questo senso è stata uno stress-test importante.

E complessivamente si può dire che l’Europa c’è.

Ricordo i passi fatti finora:

  • L’allentamento del Patto di Stabilità con il rapporto deficit-pil sotto il 3%
  • L’eliminazione della norma che impedisce gli aiuti di Stato alle aziende
  • Il proseguimento del “whatever it takes” di Draghi che, anche se con qualche esitazione, Christine Lagarde Presidente della BCE ha deciso di seguire mettendo sul piatto 750 miliardi per acquistare il debito pubblico degli Stati ed equilibrare lo spread
  • Il programma SURE per garantire la Cassa Integrazione (o istituti equivalenti) varato dalla Presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen.

Con l’accordo faticosamente raggiunto il 9 aprile dall’Eurogruppo a queste cose si aggiungono:

  1. Prestiti limitati alle spese sanitarie dal MES (Meccanismo Europeo di Stabilità, comunemente detto Fondo Salva Stati)
  2. Crediti della BEI (Banca Europea di Investimenti) alle imprese
  3. Fondo per la ricostruzione legato al bilancio pluriennale europeo.

Sarà deluso Salvini che aveva sperato in un fallimento della trattativa per fomentare la sua campagna antieuropea. Gli resta soltanto di gridare allo scandalo perché i provvedimenti al punto (a) richiamano il famigerato “Fondo Salva Stati”. Tace naturalmente su due cose: i prestiti fino al 2% del pil (una cifra importante) non sono condizionali, non mettono il Paese che li contrae sotto tutela, come è stato per la Grecia; non dice inoltre che i prestiti riguardano le spese sanitarie e quanto ad esse è collegato, il che lascia ampi margini di manovra.

Solo chi ha posizioni preconcette e strumentali può disconoscere queste novità e questi passi in avanti, e sottovalutare l’importanza del fatto che, invece di andare a ranghi sparsi, in Europa si sia trovata una soluzione unitaria, sia pure su una base di compromesso.

Ma basta quello che ha fatto l’Eurogruppo?

No. Non basta.

Innanzitutto c’è il rischio che le provvidenze previste seguano percorsi troppo lenti mentre in questo momento la rapidità è un fattore decisivo.

In secondo luogo, i provvedimenti sono troppo centrati sul contrasto agli effetti della pandemia e solo in minima parte per fronteggiare la recessione cui va incontro il mondo intero e a costruire le condizioni per la ripresa.

È mancata la vista lunga.

È stato merito del Governo Italiano porre all’ordine del giorno dei Paesi, dei partiti e dei popoli europei la questione degli eurobond, raccogliendo un consenso mai raggiunto in precedenza. Oggi gli eurobond sono stati accantonati sia perché troppo lenti per la loro realizzazione, sia per la difficoltà di trovare una intesa tra gli Stati.

Ma la battaglia per gli EUROBOND (obbligazioni che possono essere garantite dalla solidità dell’Europa, il continente più vasto, ricco e tecnologicamente avanzato al mondo) deve andare avanti e la loro approvazione, prima o poi, sarà indispensabile per almeno tre motivi:

  • Per ricostruire l’apparato produttivo colpito dalla recessione
  • Per reggere la concorrenza internazionale
  • Per avviare l’ambiziosa “Svolta Verde” preannunciata da Ursula Von der Leyen

Nessun Paese europeo da solo è all’altezza di vincere queste sfide.

di Angelino RIGGIO

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