LETTERA APERTA AL CORONAVIRUS 19

Che buffo e strano nome hai.

Noi umani abbiamo tutti un nome e cognome per distinguerci e farci riconoscere.

Siamo tutti visibili non ci nascondiamo, ma da quando sei arrivato tu siamo tutti prigionieri nelle nostre case.

Prima, uscivamo tutti i giorni, andavamo a lavorare, a scuola, a fare una passeggiata, a incontrare amici, a vivere la nostra vita, ora i giorni sono tutti uguali oggi come ieri e come domani.

Un vigliacco verme invisibile ci ha dichiarato guerra, seminando terrore e migliaia di morti in tutto il pianeta.

Sei riuscito in poco tempo a far parlare ininterrottamente di te.      Chissà tutto questo come ti esalta e quanto godi, dell’“evento mondiale “che hai creato.

Le nostre città vuote, gli ospedali pieni, medici, infermieri, soccorritori, stremati da turni interminabili e visioni sofferenti di persone che muoiono soffocati, con gli occhi sbarrati a cercare un volto famigliare e una mano da stringere che gli accompagni all’ultimo respiro. 

Sono due mesi che non vedo mia mamma di 92 anni, ammalata e convinta di essere stata abbandonata, questo pensiero mi distrugge e mi toglie il sonno. Tutto avviene mentre tu rimani nascosto e soddisfatto. Ho sempre pensato che un essere vivente per piccolo che sia avesse cuore e anima, ma ora so che non è così. Tu non hai né cuore, né anima, sei un verme vigliacco, un killer, viscido e insidioso, ti nascondi ovunque e aggredisci a tradimento. Ti ho chiamato verme ma è un’offesa per la specie. I vermi sono utili, fertilizzano la terra e la fanno respirare. Tu semini terrore e morte. Ma sappi che con i nostri millenni di storia abbiamo vinto tante battaglie, guerre, terremoti, alluvioni, tornado…

  Abbiamo studiato e sviluppato l’intelligenza e con questa ti distruggeremo, ti annienteremo con un’arma che non spargerà sangue. Siamo in tanti, tantissimi, tutti contro “te” non ti lasceremo il tempo per organizzare altre stragi. Spero tanto che quando morirai capirai casa vuol dire “morire senza nessuno che ti tenga la mano”.

di Ornella ZANIRATO

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