NON CI REGALERANNO NIENTE

Vi invito caldamente a leggere l’articolo uscito giorni fa su piazzadivittorio e proposto da Antonella Furnari dal titolo: COVID-19, NON TORNIAMO ALLA NORMALITA’ . LA NORMALITA’ E’ UN PROBLEMA.

È un articolo molto lungo perfino per gli standard che abbiamo scelto per piazzadivittorio.

Sin dall’inizio abbiamo respinto l’idea che una comunicazione corretta potesse essere affidata ai pochi caratteri di twitter o al chiacchiericcio di facebook utile ai pettegolezzi, agli insulti, alle fake news, a una politica che guarda solo al qui e ora, al cortile di casa, al consenso immediato e buona solo per quelle persone minuscole che, pur di sistemarsi, venderebbero l’anima al diavolo.

Certo, affidandoci a scritti più lunghi, sapevamo di andare controcorrente, sapevamo che avremmo perso molti lettori, ma la domanda è sempre la stessa: siamo disposti a sacrificare la crescita della coscienza critica alla ricerca del consenso a tutti i costi?

Per questo, insisto, è importante leggere quell’articolo. La tesi dell’articolo è contenuta nel titolo.

Quello che era la normalità era un mondo diseguale e nemico dell’ambiente. Il ritorno alla normalità significa accettare schemi e metodi di produzione (e quindi di divisione sociale) che hanno in qualche misura portato alla situazione attuale.

C’è di più.

Non è vero che da questa guerra usciremo “più belli e più forti che pria”. Chi pensa a un dopoguerra idilliaco non ha vissuto o non ricorda quello che la mia generazione ha vissuto: la fame, quella vera che ti mangia lo stomaco, le scarpe sempre bucate, i geloni, gli emigranti che partivano spesso per andare a morire come a Marcinelle o che tornavano solo una volta all’anno per tornare a vedere mogli e figli, i disperati che vendevano patate bollite per la strada, le elezioni che si vincevano con i pacchi di pasta…

Qualcuno dirà: stavolta sarà diverso. Non è vero: secondo gli economisti dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro ci saranno 19 milioni di disoccupati. L’eccesso di domanda di lavoro porterà a un abbassamento dei salari reali, del potere d’acquisto, della forza politica dei più deboli. I più forti all’interno di ogni Stato e tra gli Stati si stanno preparando ad uscire più forti degli altri dalla pandemia.

C’è questo dietro alla corsa a riaprire al più presto le industrie anche se morti e contagi scendono ancora troppo lentamente e la società non è sufficientemente organizzata per la cosiddetta “fase 2”. C’è questo dietro l’insistenza di Trump a ripartire al più presto, per avere il massimo vantaggio sulle altre economie: tutti gli altri Paesi, con maggiore o minore ipocrisia, seguono quella linea con buona pace dell’idealismo di chi vuole mettere al primo posto la salute della gente. E, nell’enfasi della ripresa, che ne sarà della lotta ai cambiamenti climatici? Eppure, come è scritto bene, nell’articolo, le questioni ambientali sono strettamente connesse alla pandemia.

Stavolta sarà diverso. Forse. Ma a una condizione: che le classi subalterne, che i popoli facciano crescere la propria coscienza critica, la consapevolezza della loro forza. Nessuno ci regalerà niente.

di Angelino RIGGIO

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