RIAPRIRE IL 4 MAGGIO? LA DISCUSSIONE E’ MOLTO SERIA.

Per fortuna le curve dei contagi, dei ricoverati e dei pazienti in terapia intensiva diminuiscono. Vuol dire che le misure prese, soprattutto #iorestoacasa, stanno funzionando. I morti però sono ancora un numero enorme: più di 500 al giorno (e non sappiamo quali siano i numeri dei decessi a domicilio e soprattutto nei luoghi confinati, di cui ho parlato di recente).

Il professor Brusaferro ha inoltre spiegato in modo autorevole che, fino a che non avremo dati più sicuri tramite i test sierologici, il numero delle persone venute a contatto con il virus si aggira intorno al 10%. Vuol dire che il 90% degli italiani è potenzialmente aggredibile dal covid 19. Se pensiamo quello che ha causato un solo paziente a Codogno (o comunque pochissimi pazienti) è comprensibile la cautela della comunità scientifica per una ripresa della normalità.

Siamo ancora lontanissimi dalla cosiddetta “immunità di gregge” (di cui l’incredibile Boris Johnson non capisce nulla).

Per un vaccino affidabile bisognerà aspettare molti mesi. Insisto sulla parola affidabile perché, come dicevo ai miei pazienti quando esercitavo da medico, i farmaci non sono caramelle e agiscono secondo un principio che si chiama indice terapeutico, una frazione in cui al numeratore ci sono i vantaggi e al denominatore gli svantaggi, gli effetti collaterali o addirittura i danni. Non tenere conto di questo può essere drammatico. Lo dico perché la corsa al vaccino nasconde due cose molto pericolose: l’egemonia di Stato e gli enormi profitti dei produttori. Il miraggio di queste posizioni di vantaggio potrebbe spingere a “truccare le carte” e ad accelerare in modo non corretto le procedure.

Qualcosa di questo genere, in modo ridotto e in modo per fortuna meno dannoso, si sta verificando per i test sierologici. Questi, per inciso, non hanno alcun valore protettivo o predittivo per le persone: cioè permettono solo di avere un’idea della circolazione del virus in una determinata comunità. In questo momento c’è una corsa di aziende, comunità, Regioni e perfino minuscoli Comuni, ad annunciare o avviare test sierologici.

Ecco: una delle cose da evitare per una ripresa della normale attività quotidiana è andare in ordine sparso.

Per i test sierologici: aspettiamo per favore che il Comitato Tecnico Scientifico ci dica quali sono i più affidabili e quale di essi sia da adottare. Anche perché i risultati saranno utilmente comparabili solo se sarà usato lo stesso test a livello nazionale.

Anche sui tempi delle riaperture, evitiamo di andare in ordine sparso.

È formidabile che ad accelerare siano Regioni come la Lombardia o il Piemonte.

Quest’ultima, con l’ineffabile Cirio, è l’unica Regione in cui morti e contagi sono in aumento, con decine di Case di Riposo falcidiate dai decessi, con le email dei medici di base disperse (?) e con un mare di tamponi non effettuati a pazienti sospetti o a addirittura malati (alla mia personale attenzione ne sono giunti una decina).

La Lombardia ha avuto e ha tuttora il record di morti e di contagi (per tacere delle inchieste della Magistratura sulla mancata zona rossa ad Alzano e sulle Case di Riposo, Pio Albergo Trivulzio in testa) e con un Presidente (Fontana) che, quanto a giravolte decisionali ha fatto apparire Donald Trump uno scienziato rigoroso.

A proposito di Trump, ha cambiato per l’ennesima volta linea. Adesso è per una riapertura immediata e non solo per i dati economici (quella è sempre stata la sua preoccupazione principale: i morti sono un effetto collaterale). No. Questa volta a fargli cambiare idea non è stato l’ennesimo litigio con il virologo Antony Fauci né il confronto con la Cina o l’OMS. Il motivo è ben più grave: un sondaggio della Gallup ha dimostrato che il blocco delle attività produttive ha causato una perdita dei consensi dal 49% al 43% e con le elezioni presidenziali alle porte questo potrebbe essere catastrofico (per lui).

Ecco: la terza cosa da evitare per la riapertura è farsi guidare dalla logica del consenso elettorale.

La questione non è se e quando riprendere le attività produttive. La questione è come riprenderle con il massimo possibile di sicurezza. Per questo bisogna decidere con autorevolezza il come e il quando.

Il quando dipende da quanto le aziende e la società sono attrezzate per prevenire e individuare rapidamente e con efficacia i nuovi casi e spegnere i focolai che ci saranno, inevitabilmente, fino alla immunità di gregge e al vaccino.

Il come dipende dai suggerimenti del Comitato guidato da Colao e da un Governo che deve ascoltarlo e restare unito.

Fatte queste premesse, la discussione è aperta. Finora siamo stati bravi. Ragioniamo con metodo.

Per dirla con Massimo Deaglio: come altre volte nella nostra storia, ce la siamo cavata nell’emergenza e rischiamo di impantanarci nella normalità.

Due suggerimenti mi permetto di dare, nel mio piccolo:

  1. Studiare quanti morti e quanti contagi sono avvenuti tra i lavoratori che sono rimasti attivi (non è un campione modesto: sono più del 55%). Personalmente di questi so molto poco: per esempio che sono morti 130 medici. Hanno funzionato i meccanismi di protezione? Quanti lavoratori sono morti, quanti contagi ci sono stati nei vari settori? Quanti tra i lavoratori dei servizi essenziali? Quanti tra gli operai della filiera alimentare? Quanti tra gli addetti alla distribuzione? ecc.
  2. Implementare la medicina di territorio per deospedalizzare al massimo (si potrebbero spendere per questo i 36 miliardi non condizionali del MES).

Nella Prima Guerra Mondiale noi italiani siamo stati molto bravi a difendere la linea del Piave ma l’ideale è non ridurci di nuovo in quella situazione.

di Angelino RIGGIO

One comment Add yours
  1. Grazie, Angelino.
    Chiaro come sempre,
    Poche parole ma che danno la misura esatta della realtà.
    Oltre a lavarci le mani e non uscire di casa, noi comuni mortali abbiamo anche altri compiti: fare attenzione a tutto ciò che ci viene propinato e far lavorare il cervello.
    Non si tratta di fare i conti adesso ma di memorizzare tutto e ascoltare i tecnici e non i signor nessuno o i politici di qualunque colore.
    Ma i conti li dovremo fare domani e non dovranno esserci favoritismi.
    Al momento secondo me, tra le grandi regioni, hanno lavorato bene e stanno lavorando bene: Emilia Romagna e Veneto, malissimo Lombardia e Piemonte. I governatori Fontana e Cirio DEVONO dimettersi e dirci, tra le altre cose, come hanno gestito le case di riposo. Vogliamo sapere la verità: gli anziani non sono merci che fanno guadagnare. Ma sono i nostri genitori e i nostri nonni.
    Gianni ZANIRATO

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