SCIENZA E POLITICA

Ieri, in un articolo sul cinquantesimo anniversario della giornata della Terra, Luca Mercalli lamentava il fatto che, oltre gli ecologisti, bisognerebbe “ascoltare gli ecologi, insieme a climatologi, zoologi, biologi, oceanografi, glaciologi, idrologi, geomorfologi, il complesso disciplinare delle Scienze del Sistema Terra (ESS, Earth System Sciences)”.

Ha ragione.

La attuale pandemia dimostra quanto sia importante ascoltare gli scienziati. Tanto è stata corretta la scelta del Ministro della Salute Speranza di affidarsi a un Comitato Tecnico Scientifico, quanto è stato devastante lo scontro costante e nemmeno tanto sotterraneo fra Anthony Fauci, consulente virologo della Casa Bianca, e il Presidente Trump.

Gli Italiani hanno scelto un sacrificio non da poco, il lockdown, per un vantaggio futuro. Ha prevalso la “vista lunga”.

Al di là della emergenza coronavirus, in cui siamo stati in una certa misura costretti, sarebbe bene ascoltare più spesso gli scienziati.

Francesco Bacone nel 1627 scrisse “La Nuova Atlantide” in cui descriveva una società basata sulla scienza e governata dai membri della “Casa di Salomone”, i sapienti o meglio gli scienziati. Come tutte le utopie, lo scritto di Bacone indicava delle linee di progetto ma non teneva conto della realtà. Infatti la scienza non può governare da sola perché il governo è scelta e la scelta deve tenere conto dell’equilibrio dei diritti, delle risorse, del consenso: tutte cose che attengono al campo della politica.

Se è vero questo, è altrettanto vero che la politica se vuole essere lungimirante ha l’obbligo di ascoltare la scienza.

In questo periodo la politica è spesso legata al qui e ora, è priva di ideali, impegno, generosità e cultura. In queste condizioni si crea un corto circuito tra interessi personali dei politici e consenso. Questo corto circuito, che può portare al disastro il Paese, può essere rotto solo in due modi.

Il primo è la costituzione di una forza politica costruita su quei quattro capisaldi, capace di selezionare una classe dirigente con la vista lunga e resistente alle lusinghe della popolarità immediata (ricordate Churchill che promise “lacrime e sangue”?).

Il secondo è la costruzione di una coscienza critica tra la gente. Per quanto riguarda la scienza siamo messi molto male se guardiamo al numero di iscritti nelle facoltà scientifiche (i virologi si contano sulla punta delle dita) e se consideriamo che la maggior parte dei laureati di quelle discipline in Italia è sottopagata o vittima delle baronie e delle clientele ed emigra all’estero. Sicuramente il modello di donna che viene proposto non è Rita Levi Montalcini o Ilaria Capua. Per non parlare degli oltre 13 milioni di italiani che ogni anno si rivolgono a maghi e veggenti. Se a questo si aggiungono le fake news, di cui il duo Salvini-Meloni è campione, non c’è da stupirsi che i voti dei terrapiattisti o dei no-vax siano un bottino interessante.

In queste condizioni di analfabetismo scientifico di massa, ho una proposta.

Facciamo come il maestro Manzi: con la trasmissione “Non è mai troppo tardi” aiutò milioni di italiani a superare il deficit di istruzione.

La RAI, in quanto servizio pubblico, realizzi un canale tematico dedicato alla Scienza.

Non è vero che avrebbe poco seguito. Basta guardare alle trasmissioni di Piero e Alberto Angela o di Tozzi, alla rubrica (troppo piccola) di RAI 3 “Leonardo”, a Radio 3 Scienza, al successo di film come “La teoria del tutto”, “A beautiful mind”, “2001, Odissea nello Spazio”, al successo della serie “Marte”, alle attività del CICAP (il comitato, di cui fa parte Piero Angela; che dimostra in modo scientifico la falsità dei trucchi di maghi e veggenti), ecc.

di Angelino RIGGIO

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