PERCHE’ TRUMP ATTACCA LA CINA

Sempre più spesso Trump, parlando del coronavirus, lo definisce “virus cinese”. Mike Pompeo, suo Segretario di Stato, parla di “enormi evidenze” sul fatto che il virus è stato creato in un laboratorio di Wuhan in Cina. Malgrado il parere contrario dell’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) e della stessa comunità scientifica americana la campagna si fa martellante.

La tesi diffusa è che il virus era allo studio in un laboratorio di Wuhan e sarebbe “scappato” causando l’epidemia.

Chiariamoci: la propaganda della Casa Bianca non sposa l’idea dei peggiori complottisti secondo cui il virus sarebbe stato creato ad arte e poi diffuso “volontariamente” dai cinesi per indebolire il mondo occidentale. È un’ipotesi troppo idiota persino per Trump.

Ma Trump non è un idiota. Idiota è il contenuto della sua propaganda e idiota è il suo pubblico e il suo elettorato di destinazione. Ai populisti conviene un popolo privo di coscienza critica.

Trump non è un idiota. È un pericoloso uomo politico, ancora più pericoloso perché è l’uomo più potente del più potente Stato al mondo.

Le fake news sul virus “cinese” sono una mossa di notevole intelligenza politica.

Innanzitutto, sul piano della politica interna, con esse Trump cerca di spostare l’attenzione su un nemico esterno e così mascherare il proprio fallimento all’interno. È una operazione che noi in Italia, con il minuscolo Salvini, conosciamo bene.

Trump ha gestito malissimo la crisi del coronavirus. Benché avvisato dalla CIA e dagli scienziati americani già da gennaio e anche di fronte alla tragica esperienza italiana, non ha fatto nulla per preparare il Paese né per implementare la Sanità con uomini, mezzi, respiratori, mascherine, ecc.

Il risultato è sotto gli occhi di tutti: gli USA con un milione e duecentomila casi hanno un terzo dei contagi del mondo e i morti (ufficiali) sono 72.000.

È stata incapacità? Non credo.

La politica è scelta. Trump ha visto l’enorme pericolo recessivo della pandemia. E tra l’economia e la vita delle persone ha scelto. Ha detto esplicitamente: “bisogna ripartire anche a costo di qualche morto”. Ragionando con cinismo: alla fine 100.000 morti sono appena lo 0,03 per cento della popolazione mentre il numero di coloro che chiedono già oggi il sussidio di disoccupazione sono 3 milioni (lo 0,9 per cento). Se, sul piano della gestione della pandemia, ha perso nei sondaggi (nella sua ottica la rielezione è la priorità assoluta) può recuperare con una politica spregiudicata sull’economia. Lo ha già fatto a suo tempo per esempio prendendo il voto dei minatori del carbone minacciati dalla scelta ecologista che voleva abbandonare questa fonte energetica ad alto tasso di inquinamento. Che cosa importa il futuro del Pianeta? Quello che conta è il presente.

Sul piano internazionale l’attacco alla Cina è la prosecuzione di una strategia avviata da prima della pandemia con la guerra dei dazi. L’obiettivo era certo quello di colpire l’industria manufatturiera e gli scambi commerciali della Cina (e anche dell’Europa, a partire dalla Germania) sbaragliando la concorrenza. Ma la partita più grossa è per la tecnologia 5G (5th Generation).

La tecnologia 5G è la nuova generazione di wireless network, che prenderà il posto della 4G, usata oggi dai nostri smartphone. Per capire le dimensioni del suo impatto trasformativo, basti sapere che sarà almeno cento volte più veloce della precedente. Accelererà lo sviluppo delle auto autonome senza guidatore, la chirurgia a distanza con cui i medici potranno operare i pazienti in remoto, l’Internet e la realtà virtuale. Sarà inoltre fondamentale per la gestione dei dati della Pubblica Amministrazione, dei Servizi Segreti, dell’esercito, del puntamento dei missili, ecc. Quando sarà attiva, le nostre vite cambieranno in direzioni che oggi non siamo neppure in grado di immaginare.

Sul piano economico, secondo studi specialistici, nei soli Stati Uniti il sistema 5G creerebbe tre milioni di posti di lavoro, e aggiungerebbe 500 miliardi di dollari al Pil. Chi ci arriverà per primo avrà vantaggi significativi, tanto perché svilupperà più rapidamente le applicazioni necessarie a sfruttare la nuova rete, quanto perché otterrà in anticipo i sui benefici strategici e militari.

La contesa a livello mondiale (ed è una contesa vitale) riguarda Cina e USA.

La Russia è tecnologicamente ed economicamente indietro: la recessione e il rallentamento delle attività produttive dovute alla pandemia hanno indebolito inoltre il prezzo del suo primo prodotto, il gas e le fonti energetiche.

L’Europa ha una crisi di identità e i suoi Stati, pur con discrete ricchezze e tecnologie d’avanguardia, da soli non sono competitivi.

Oggi i Cinesi sono molto avanti rispetto agli USA e questo Trump non può tollerarlo. Così attacca sui dazi, su huawei, sul coronavirus. Così aggrava sempre di più la guerra commerciale.

Come ha detto il Presidente Mattarella: quando si parla di guerra commerciale, bisogna stare attenti al sostantivo più che all’aggettivo.

La guerra commerciale è una minaccia per la pace.

La rielezione, il primato dell’economia sulla vita delle persone, la prevalenza dell’interesse immediato su quello delle generazioni future e del Pianeta, il predominio mondiale prima della pace: questi sono gli obiettivi di Trump lucidamenti perseguiti.

Le fake news sono una parte di questa strategia.

di Angelino RIGGIO

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