TRE ILLUSIONI SUL DOPO PANDEMIA

  1. La prima illusione è che la pandemia sia finita. Tutti gli indicatori migliorano: numero di morti, di ricoverati in terapia intensiva, di ammalati in ospedale, di ammalati presso il proprio domicilio, di contagiati. Ma questo è stato il frutto di un impegno colossale di personale sanitario e dell’emergenza, di tecnologie sofisticate e soprattutto di una mobilitazione sociale senza precedenti e di enorme efficacia: il lockdown. Questo però ha avuto un costo sociale ed economico mostruoso per cui è stato indispensabile passare alla cosiddetta “fase due” in cui le varie attività riprendono con cautela. Perché con cautela? Perché il numero dei contagiati finora è stato estremamente basso (in base alle estrapolazioni dei primi test sierologici si tratta del 3%). Vuol dire che c’è un pascolo potenziale per il virus che c’è, c’è ancora e non è per nulla “ammansito”, di un 97% della popolazione italiana. Attenzione alla superficialità o alla “movida” che possono precipitarci di nuovo a creare “zone rosse” o peggio a un nuovo lockdown. Come ha detto un mio collega: io non faccio il medico anestesista in terapia intensiva per i cretini.
  2. La seconda illusione è che tutto tornerà come prima. Non è vero. Innanzitutto per le 33.000 famiglie che hanno visto (e spesso non hanno potuto vedere) morire i propri cari. Non è vero per i bambini e i ragazzi che sono stati privati del diritto allo studio, ecc. Non è vero per i conti in banca delle famiglie che sono stati prosciugati per compensare alle mancate entrate durante il lockdown. Non è vero per artigiani, commercianti e piccole aziende che non riusciranno più a riaprire perché hanno perso definitivamente quote di mercato o non riusciranno ad adeguarsi per motivi oggettivi o che, per potere andare avanti si impiccheranno agli usurai e ai mafiosi. Non è vero per moltissimi operai che hanno perso il posto di lavoro. I soldi dei decreti governativi, che pure sono frutto di un impegno eccezionale, bastano appena per tamponare i primi danni: ma quanto dureranno, mentre il debito pubblico cresce a dismisura?
  3. La terza illusione è che, passata una prima fase, avremo una società “più bella e più forte che pria”. Si è paragonata la pandemia a una guerra mondiale: non è così. Se un paragone si deve fare, bisogna prendere, più correttamente, come riferimento il periodo subito seguente alla epidemia di “Spagnola” del 1918 e quello immediatamente seguente la crisi del 1929.

La prima causò nel mondo 50 milioni di morti (più della Prima Guerra Mondiale) e, insieme a questa, devastò le famiglie e l’economia: la massa enorme di reduci disoccupati e mutilati unita alla devastazione della pandemia creò una enorme instabilità sociale con estremizzazione dei conflitti (la “Settimana Rossa”, le violenze delle squadracce fasciste) e l’instaurazione in Italia della più disumana e funesta delle dittature: quella di Mussolini.

La seconda creò una ondata di disoccupazione di massa, di chiusura di moltissime attività produttive e una ripresa economica legata alle commesse statali per una economia di guerra come avvenne in massimo grado nella Germania di Hitler, e che portò alla Seconda Guerra Mondiale. (Non sottovalutiamo il crescere del sovranismo e la escalation nel confronto USA-Cina).

Queste mie note non sono dettate da pessimismo ma da una analisi dell’esistente. È possibile però che la pandemia finisca senza grossi danni. È possibile tornare come prima. È possibile che da questa crisi (κρίσις in greco vuol dire difficoltà ma anche opportunità) si possa costruire un mondo migliore.

Dipende dall’impegno di tutti nell’avere responsabilità, nel difendere i diritti, nel pretendere una società nuova senza disuguaglianze e con un forte rispetto per l’ambiente, come ci ha mostrato (involontariamente) il covid-19.

di Angelino RIGGIO

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