BUROCRAZIA E FISCO: DUE RIFORME INDIFFERIBILI

Il governo ha chiamato “decreto rilancio” l’insieme dei provvedimenti per la “fase due”. Io ho preferito chiamarlo “decreto convalescenza” perché con la grande quantità di bonus che conteneva, cercava – giustamente – di aiutare chi era stato colpito dalla pandemia e dal lockdown a contenere i danni.

Ben altra cosa però devono essere i provvedimenti per il rilancio.

Si tratta anche della quantità di denaro messo in campo: 80 miliardi (25 mld con il primo e 55 mld con il secondo decreto). Per quanto sia una cifra enorme, e bisogna dare atto al governo di avere avuto un notevole coraggio, per il rilancio serve però molto di più. Giustamente il governo punta molto sulla approvazione del Recovery Fund che dovrebbe avere una robusta dote finanziaria (l’ideale sarebbe 2.000 mld di euro, ma non credo che l’Europa avrà sufficiente coesione per giungere a tanto).

In ogni caso una grossa cifra potrebbe non dare un rilancio stabile se non si puntasse su interventi strutturali, superando la pratica dei bonus (che hanno senso solo come interventi di emergenza).

Ancora a monte, come dice Del Rio, serve una visione di quale Paese si vuole (ri)costruire.

In teoria, considerata l’apparente uniformità di area dei 4 partiti di governo, non dovrebbe essere difficile immaginare che potrebbero concordare sui capisaldi della visione: la lotta alle diseguaglianze e una svolta verde decisa. È chiaro che queste due rotte di lavoro vanno poi coniugate in una serie di interventi coerenti fra loro e quanto più possibile lungimiranti.

Questo per quanto riguarda il governo.

La maggioranza parlamentare può e deve dare una mano lavorando alla riforma della burocrazia e a quella fiscale. Si tratta di due questioni annose delle quali la vicenda coronavirus ha dimostrato la gravità. La mancata soluzione di questi fattori frenanti renderebbe di corto respiro qualsiasi intervento.

  1. L’opposizione, a corto di argomenti, attacca il governo perché i soldi previsti dai decreti arrivano in ritardo ai destinatari. Fingono di non sapere che dalla decisione politica all’attuazione c’è in Italia un percorso tortuoso di burocrazia nato nel secolo scorso e diventato ipertrofico per superfetazioni progressive. Inutile dire che su tutto ciò nessun governo di destra o di sinistra ha mai fatto nulla. Non è una materia semplice perché c’è il rischio di buttare con l’acqua sporca delle migliaia di inutili leggi e decreti regi (proprio così) il bambino di una normativa che garantisce regolarità, legalità, interesse della collettività. Eppure è possibile intervenire. Aveva cominciato a farlo Bassanini imperniando il suo lavoro su alcune direttrici: eliminazione di leggi inefficaci o duplicate, verifica periodica dell’efficacia e dell’efficienza delle leggi, traduzione in linguaggio normale del burocratese, diffusione delle best practices (fare in modo che tutti gli uffici si adeguino a chi lavora meglio), evitare l’iter per passi successivi e lavorare “in parallelo”, fare dialogare gli uffici, premiare i dipendenti che suggeriscano percorsi più rapidi efficienti ed economici, copiare dagli altri Paesi europei, aumentare i controlli ex post, ecc.
  2. L’opposizione ha sollevato un indecente polverone sulla regolarizzazione dei migranti. Non si è mai opposta, anzi ha sempre praticato, invece, i condoni edilizi e fiscali. Gridano al “colpo di spugna” per la povera gente perché potrebbe delinquere. Non hanno esitato a fare però il “colpo di spugna” su chi ha già rubato, il che è ben più grave. Bisogna diffidare dei ricchi: alcuni sono persone coraggiose e di ingegno ma molti sono autentici ladri che usufruiscono dei servizi dello Stato (e magari se ne lamentano per l’inefficienza) ma non contribuiscono a renderli adeguati perché non pagano le tasse, le evadono, le eludono con tutti i trucchi possibili e portano i capitali all’estero. Bisogna avere un fisco più equo. Addirittura Salvini propone la flat tax (la tassa piatta) per cui le aliquote di tassazione dovrebbero scomparire. Serve l’esatto contrario. Bisogna attuare quanto previsto dalla costituzione e avviato dalla Legge Visentini: una tassazione progressiva che faccia pagare di più chi ha di più, aumentando le aliquote verso l’alto.

È un lavoro di riforma lungo e difficile. Molto spesso non dà consenso: i burocrati non molleranno con facilità le loro roccaforti di potere. I ricchi e gli evasori metteranno in moto giornali, Tv ecc. per bollare come “comunista” ogni tentativo di intaccare i privilegi (privi-legio vuol dire: esente dalla legge, ma la legge deve essere eguale per tutti e nessuno ne può essere escluso).

I Parlamentari di maggioranza devono scegliere se vivacchiare facendo micropolemiche come quella sui controllori della movida sperando in una futura rielezione o contribuire a cambiare l’Italia.

La differenza è tra essere un parlamentare o fare il parlamentare.

di Angelino RIGGIO

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