LA MOSSA DISPERATA DI SALVINI

Il periodo della pandemia è stato disastroso per Salvini. Un Paese unito e responsabile non è un buon terreno di pascolo per la sua propaganda.

  • La solidarietà ha prevalso sull’egoismo. Perfino per i migranti è stata dimostrata la loro necessità, così come per gli italiani si è dimostrata indispensabile l’umanità.
  • L’Europa ha dimostrato di non essere matrigna con una mole di interventi di solidarietà mai messa in campo come i provvedimenti della BCE, della BEI, dello SURE, del MES, del Recovery Fund.
  • La popolarità di Conte è salita in modo inarrestabile. Quella di Salvini è in discesa verticale.
  • I suoi Presidenti di Regione, Fontana e Cirio, in Lombardia e Piemonte hanno dimostrato nella lotta alla pandemia una inadeguatezza sconfortante.
  • Consola poco che Zaia in Veneto sia stato più efficace perché ha evidenziato per contrasto i deficit di capacità dei prediletti da Salvini. Inoltre non è un mistero che Zaia abbia in testa un’altra Lega e stia emergendo come un leader nazionale e quindi un pericoloso concorrente.
  • Sempre restando all’interno del suo partito, i soggetti economici e istituzionali hanno più volte manifestato di preferire come interlocutore istituzionale il più equilibrato Giorgetti piuttosto che un animatore di villaggio-vacanze.
  • La Lega nei sondaggi è passata da oltre il 35% al 24% perdendo quasi un terzo dei consensi.
  • L’emorragia di voti dei Cinquestelle verso la Lega si è arrestata e nel Movimento è prevalsa l’anima di sinistra (ahi, che occasione perduta per l’Italia quando Bersani propose loro una alleanza!).
  • L’assalto al bottino elettorale di Forza Italia si è infranto contro uno zoccolo duro che si sta ritagliando uno spazio politico come destra moderata e responsabile.
  • Fratelli d’Italia con lentezza ma con costanza insidia il voto leghista e, quel che è peggio, la Meloni ha un indice di polarità superiore al suo.

A questo punto, la prima cosa da fare per Salvini era riprendersi la leadership del Centro-destra.

L’occasione è stata la manifestazione del 2 Giugno.

È stato irrituale e scorretto organizzare una manifestazione di partito nel giorno della Festa della Repubblica, giorno di tutte le istituzioni e di tutti gli italiani. Giorgia Meloni, che aveva ideato l’iniziativa, aveva comunque garantito che sarebbe stata una manifestazione misurata, simbolica e composta. Aveva garantito, non so se con qualche retropensiero alla Renzi, che non avrebbe fatto un appello alla partecipazione per garantire le indicazioni di comportamento anti-virus.

Salvini ha fatto l’esatto opposto.

Ha chiamato a raccolta i suoi trasformando il corteo in una indegna gazzarra senza che uno straccio di servizio d’ordine potesse garantire distanziamento di sicurezza. Per di più, il capo ha dato il cattivo esempio togliendo la mascherina e facendo selfie con i suoi fan.

C’è da tremare al pensiero che l’Italia poteva essere guidata durante la pandemia da un saltimbanco.

Il comportamento del leader della Lega ha fatto irritare non poco i suoi alleati e compromette l’unità del Centro Destra.

La sua è stata una mossa avventata ma non priva di furbizia. Sa di potere contare su due fattori non da poco.

  1. La presenza in Italia di una quota non trascurabile di irresponsabili che vanno dai gilet arancioni, ai no-vax, ai complottisti, ai negazionisti della stessa pandemia. Come ha sempre fatto con i fascisti di Casa Pound e di Forza Nuova, oggi Salvini strizza l’occhio a questi personaggi che, si spera, siano solo ignoranti: molti che al mattino erano alla manifestazione della Destra al pomeriggio hanno sfilato con Pappalardo insultando il Presidente della Repubblica.
  2. Una oggettiva difficoltà legata alla recessione causata dalla pandemia. Per quante risorse possano essere messe in campo, non basteranno mai per restituire nel breve periodo alla gente la situazione che c’era prima anche perché la burocrazia rallenta l’erogazione delle provvidenze.

Troppo poco, troppo tardi” sarà la parola d’ordine di Salvini che cercherà di creare un sentimento di odio e di disordine.

È qui che si misura l’adeguatezza del governo: se si metterà in gara con Salvini per raccogliere un consenso immediato o vorrà mettere in campo interventi strutturali che, forse non daranno successi a breve termine, ma consentiranno certamente una ripresa duratura: la vista lunga che richiede il Recovery Fund.

di Angelino RIGGIO

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