IL CORONAVIRUS E “LA GIORNATA DELLA TERRA”

Con la pandemia in corso c’è il rischio reale che “La giornata mondiale della Terra” passi in secondo piano o che i suoi temi siano riportati da una informazione distratta o rituale.

Eppure tutto si tiene.

David Quammen, giornalista scientifico del New York Times, riporta che all’inizio del 2018 l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) aveva inserito una “malattia X” nella lista delle patologie che avrebbero potuto provocare un “pericolo internazionale”. Aveva previsto che la malattia X sarebbe stata probabilmente il risultato di un virus di origine animale e sarebbe emersa in qualche parte del mondo dove lo sviluppo economico avvicina gli esseri umani alla fauna. La previsione sosteneva che la malattia X si sarebbe diffusa rapidamente e in silenzio sfruttando le reti di trasporto e di commercio. E una volta arrivata in diversi Paesi sarebbe stato difficile contenerla.

Come mai tanta precisione nella previsione?

Perché l’OMS (strumento indispensabile per l’osservazione, la lotta e il contenimento delle malattie) ha constatato che tre quarti delle nuove malattie che interessano gli esseri umani sono zoonosi cioè malattie infettive degli animali trasmissibili all’uomo.

Deforestazione, conversione dei terreni agricoli e intensificazione dell’agricoltura sono cambiamenti che avvicinano le popolazioni alla fauna selvatica. Con gli allevamenti intensivi sempre più grandi, con la deforestazione in Asia, in Brasile e in Africa è stato alterato l’equilibrio tra animali selvatici, animali da allevamento ed esseri umani.

Per secoli l’uomo e la natura hanno vissuto in equilibrio. L’organizzazione sociale basata sul consumismo nei Paesi ricchi e la rapina dei Paesi poveri altera questo equilibrio.

Con la fine dell’equilibrio la Terra non morirà. Si estinguerà invece l’uomo come specie dominante se non si crea una forte e rapida inversione di tendenza.

La stessa attenzione che è stata rivolta, con un relativo successo, contro il virus deve esserci contro una catastrofe al rallentatore: quella ambientale. Bisogna costruire una coscienza che guardi oltre l’immediato. Un popolo con la vista lunga può punire e non premiare quei governanti e uomini politici che puntano a un facile consenso con successi immediati invece che a progetti di lungo periodo: questi sono i nemici del futuro dell’umanità.

Non a caso Trump e Bolsonaro, campioni della lotta all’ambientalismo, sono stati i leader più fallimentari contro il coronavirus.

di Angelino RIGGIO

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