IL RAZZISMO SI BATTE CON UN’ECONOMIA FORTE?

La più grande preoccupazione di Trump sono le elezioni presidenziali che ci saranno tra 150 giorni.

Per lui, come per Salvini (ne ho parlato nell’articolo di pochi giorni fa) il periodo della pandemia è stato un disastro. Prima i sondaggi lo davano favorito su Biden, adesso la situazione si è rovesciata.

La gestione dell’epidemia di Trump è stata disastrosa: ha ignorato la segnalazione della CIA (di gennaio!); ha sottovalutato la drammaticità della esperienza italiana; ha litigato ripetutamente con il virologo della Casa Bianca Antony Fauci; ha dato consigli strampalati per combattere il virus (iniettare disinfettanti ecc.)

Il risultato è devastante: 110.000 morti, due milioni di contagiati, strutture sanitarie al collasso, milioni di posti di lavoro perduti.

Per fare dimenticare tutto questo, Trump ha cercato di deviare l’attenzione in mille modi: la guerra dei dazi, le accuse alla Cina, il litigio con l’OMS, la polemica con Twitter e perfino la prima impresa spaziale privata (di cui il suo governo non ha alcun merito).

Sempre a questo scopo ha usato i disordini razziali buttando benzina sul fuoco invitando i poliziotti a sparare e minacciando di mandare l’esercito. (Sia detto per inciso: la stragrande maggioranza dei manifestanti è stata pacifica e tra gli estremisti c’erano organizzazioni di suprematisti bianchi di estrema destra).

Malgrado tutto questo, i sondaggi andavano sempre più giù.

Ieri finalmente un raggio di sole per lui: i dati sull’occupazione migliorano. Raggiante ha detto che: “Il razzismo si batte con un’economia forte”.

È un grosso falso.

Il razzismo ha raggiunto i suoi massimi nel secolo d’oro dell’Olanda (che fece gran parte della sua fortuna con il commercio degli schiavi), nella ricca Inghilterra imperialista della Regina Vittoria, nella potente Germania nazista di Hitler.

Il razzismo è una forma estrema di disuguaglianza sociale e si sconfigge sul piano culturale e politico.

La crescita dell’economia mondiale ha aumentato enormemente la distanza tra una minoranza sempre più ridotta di super-ricchi e una maggioranza di poveri.

Per restare ai dati di Trump, mentre è aumentata la percentuale degli occupati in generale, è diminuita quella delle persone di colore.

Se non è vero che il razzismo si batte con un’economia forte, è vero però che un indebolimento dell’economia fa emergere la questione razziale, proprio perché i primi ad essere colpiti sono gli emarginati.

La questione razziale c’era prima dell’assassinio di Floyd; è un problema con cui l’America non è mai riuscita a fare i conti. Per questo le manifestazioni sono state tanto ampie e diffuse.

Un’ultima nota. Non si può passare sotto silenzio ciò che ha detto Trump su Floyd: “George ci guarda e pensa che oggi è un gran giorno”. È degno di uno sciacallo confondere il suo sollievo sulla possibile rimonta elettorale con lo stato d’animo dei familiari di Floyd, dei manifestanti uccisi, feriti, arrestati, dei giornalisti picchiati (roba degna di Erdogan).

Un Presidente perbene avrebbe dovuto dire subito parole di giustizia per Floyd, di punizione esemplare per i responsabili, di rappacificazione degli animi, di condanna del razzismo.

Un Presidente perbene, appunto.

di Angelino RIGGIO

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