7 GIUGNO 1979: LE PRIME ELEZIONI EUROPEE

Dopo la Seconda Guerra Mondiale, c’era da ricostruire un Continente: l’Europa, che nella storia dell’umanità, è stata il peggiore carnaio con pochissimi anni di pace e molti secoli di guerra.

I fattori strategici della ricostruzione e dell’industria primaria erano il carbone e l’acciaio: ogni Paese da solo avrebbe potuto approvvigionarsi o costruire ben poco in una guerra commerciale. Per questo nel 1951 nacque la CECA (Comunità Europea del Carbone e dell’Acciaio). I sei Paesi firmatari furono: Belgio, Francia, Germania Occidentale, Italia, Lussemburgo.

La pratica dimostrò che l’unità pagava. Così sempre più Paesi aderirono e nacque la CEE (Comunità Economica Europea) che allargò progressivamente il campo della cooperazione fino ad arrivare alla UE (Unione Europea), alla libera circolazione delle merci e delle persone (Schengen) e a istituire una moneta unica, l’euro.

Inizialmente gli accordi di unità erano tra Stati e i popoli non erano coinvolti. Già nel 1960 l’Assemblea – da poco diventata organo della Comunità Europea, discendente della CECA e antenato dell’Unione Europea – aveva proposto di essere eletta direttamente dai cittadini ogni cinque anni, per aumentarne la legittimità democratica ma la proposta fu raccolta soltanto nel 1979. Dico questo per sottolineare che il processo di unificazione è inevitabilmente lento.

La velocità del processo deriva da due spinte contraddittorie: da un lato i vantaggi di una maggiore cooperazione, dall’altro la resistenza degli Stati a cedere quote di sovranità.

Uno strumento di accelerazione sta sicuramente nel coinvolgimento delle persone e nella costruzione di una identità europea. Sono stati strumenti fondamentali l’InterRail e il progetto Erasmus che hanno permesso a centinaia di migliaia di giovani di viaggiare, studiare, conoscersi, scoprire che sono europei prima che italiani, francesi, tedeschi, spagnoli, greci, ecc.

Ancora più importanti sono le elezioni europee che portano centinaia di milioni di persone ad eleggere il Parlamento Europeo.

Alle prime elezioni in Italia votò il 63% dei cittadini. Per inciso: in quelle elezioni, l PCI candidò Altiero Spinelli, primo firmatario del Manifesto di Ventotene in cui (in piena guerra e al confino fascista) fu immaginata l’Unità Europea.

Le elezioni europee purtroppo sono depotenziate da due fattori:

  • Il primo è legato agli scarsi poteri dell’Assemblea eletta e dei suoi organi rispetto alla Commissione
  • Il secondo alla logica dei partiti che in Italia, ma non solo, danno una valenza soprattutto interna al voto europeo di fatto sminuendolo fino a considerarlo poco più di un mega sondaggio.

A questi due fattori se ne aggiunge un terzo più grave: il populismo sovranista abbondantemente sostenuto e finanziato dai nemici dell’Unione Europea (USA, Russia) che vedono nella nostra Patria Comune un pericoloso concorrente.

  • I sovranisti hanno ottenuto un successo con la Brexit.
  • L’UE ha risposto con interventi di solidarietà formidabili alla pandemia tramite la BCE, la BEI, lo SURE, il MES senza condizionalità, il RECOVERY FUND: tutti strumenti inimmaginabili ai tempi della CECA e senza i quali il virus avrebbe colpito a morte la nostra economia.

La partita è aperta.

di Angelino RIGGIO

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