10 GIUGNO 1924: IL DELITTO MATTEOTTI

Giacomo Matteotti, segretario del Partito Socialista Unitario, il 30 maggio del 1924 aveva denunciato in Parlamento i brogli dei fascisti nelle recenti elezioni. Dopo avere fatto coraggiosamente il suo atto di accusa pubblico, disse ai suoi compagni: “Io, il mio discorso l’ho fatto. Ora voi preparate il discorso funebre per me.”

Il 10 giugno fu rapito e ucciso.

La vicenda è narrata in un bel film di Florestano Vancini del 1973 disponibile in rete e che vi raccomando.

Il fascismo fu responsabile di ignobili violenze, torture e assassini nei confronti dei suoi oppositori e di gente comune. Tra questi, il delitto Matteotti ha però una valenza particolare:

  • Innanzitutto il rapimento che porterà all’omicidio avviene in pieno giorno, poco dopo le 16. La violenza squadrista agisce alla luce del sole: i fascisti sono sicuri dell’impunità. Mussolini è ministro dell’Interno, il governo e il Parlamento sono nelle mani dei fascisti. Anche la stampa si sta schierando per intero con il PNF e tra poco il Re (supremo organo dello Stato) appoggerà Mussolini. L’equilibrio dei poteri dello Stato non c’è più: la loro sottomissione a un’unica forza politica è la precondizione della dittatura.
  • In secondo luogo, si tratta di un delitto eccellente (un parlamentare, capo di un partito di opposizione viene rapito mentre si reca a Montecitorio). In una certa misura, un delitto annunciato, tanto che lo stesso Matteotti aveva detto la frase che ho riportato. Mussolini, dopo sei mesi, assunse su di sé la responsabilità storica “di quanto è avvenuto” usando l’omicidio Matteotti per intimidire il Parlamento e legittimando il diritto dei fascisti di mettere a tacere con ogni mezzo l’opposizione
  • In terzo luogo, la causa dell’omicidio non è solo legata al discorso fatto, ma anche (e forse più) al discorso che non riuscì a fare. Mi spiego: Matteotti, uomo meticoloso e coraggioso, aveva raccolto la documentazione su una enorme tangente da parte della “Sinclair Oil” per il fratello di Mussolini. Questa documentazione, che con ogni probabilità Matteotti voleva rendere pubblica in Parlamento, scomparve dopo il rapimento e l’assassinio.

Il criminale Dumini, uno degli esecutori materiali dell’omicidio, ricattò Mussolini e ottenne cifre enormi e finanziamenti dallo Stato fascista perché aveva depositato presso un notaio un memoriale sulla vicenda.

Tutto questo giustifica l’opinione di molti storici che Mussolini non sia stato soltanto il responsabile morale o l’ispiratore dell’omicidio (“uno così non dovrebbe più circolare” disse ai suoi uomini) ma ne fu il preciso mandante, dimostrando così che il fascismo, fin dall’inizio, fu violenza omicida, negazione delle libertà democratiche e corruzione.

Ricordare Matteotti non significa ricordare solo un uomo coraggioso che stava dalla parte dei lavoratori: vuol dire vigilare sull’equilibrio dei poteri e contro ogni tentativo di ricostituzione del partito fascista. È incredibile che esistano ben due organizzazioni (Forza Nuova e Casa Pound) che si richiamano apertamente a Hitler e Mussolini e che la magistratura lo tolleri. Tranquillizza, per il momento, il fatto che il loro protettore non sia più Ministro dell’Interno anche se al Papeete era arrivato a rivendicare i pieni poteri.

di Angelino RIGGIO

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