NAUFRAGIO NEL MEDITERRANEO. CORPO DI UNA BAMBINA DI 5 MESI RITROVATO SU UNA SPIAGGIA LIBICA

La tutina del neonato ritrovato sulle coste libiche

(foto di Mediterraneo Cronaca) 

  La piccola era a bordo del gommone con sopra 30 migranti che si è rovesciato sabato.

Nella tragedia hanno perso la vita in 12.

  L’ultimo orrore delle tragedie delle migrazioni è avvolto in una tutina con un coniglietto.

Il piccolo corpicino gonfio e sfigurato dall’acqua di una bimba di cinque mesi, restituita dal mare sulla spiaggia di Sourman in Libia dopo l’ultimo naufragio in cui quattro giorni fa hanno perso la vita 12 persone tra cui due bambini, 18 i superstiti.

La piccola, il cui ritrovamento è stato annunciato dalla Mezzaluna rossa, era appunto uno dei due bimbi a bordo del gommone che si è rovesciato a sole sei miglia da Zawija. 

A dare la conferma del drammatico ritrovamento è stato il capomissione in Libia dell’Oim Federico Soda.

Il naufragio avvenuto sabato era stato segnalato dal centralino Alarm Phone contatto da un familiare di una delle persone a bordo.

Il giorno prima altre 60 persone avevano perso la vita in un altro naufragio vicino le coste della Tunisia.

Ripreso articolo da “Repubblica” 17/06/2020.

COMMENTO

   Siamo ancora in grado di inorridire rispetto queste notizie?

O assorbiamo ormai tutto come normalità?

   Giustamente il mondo si è ribellato e non ha accettato l’omicidio di George Floyd, l’afroamericano soffocato dalla polizia americana.

Non dovremmo altrettanto ribellarci per questo delitto, dove la responsabilità è collettiva e i colpevoli siamo anche noi?

  No, io non accetto questa morte.

  Non si può morire a 5 mesi tra l’indifferenza generale.

Forse non sapremo mai neppure il suo nome.

Neppure il nome su una lapide.

Io ti chiamerò Aisha.

Che deriva dalla parola araba “aish”, che significa “vivo”.

Perché tu devi rimanere viva nella nostra memoria per gridare tutte le ingiustizie del mondo in faccia a noi previlegiati.

George Floyd è un discriminato ma sappiamo chi è, avrà una lapide sulla quale ci saranno nome e foto.

Potremo tutti portargli un fiore e giurare che combatteremo affinché non ci siano più assassinati per il colore “sbagliato” della pelle.

  In fondo i neri afroamericani sono dei “privilegiati” vivendo nel mondo occidentale, ma la piccola Aisha non ha avuto neppure una nostra manifestazione di sdegno.

Ha avuto solo la nostra indifferenza.

 Se possiamo accettare tutto questo senza provare dolore e rabbia significa che abbiamo perso definitivamente la nostra dignità di esseri umani.

  L’abbiamo calpestata e svenduta per trenta denari…il prezzo della vergogna, che ci rende responsabili della morte e del sangue di tante persone.

Perché si tratta di persone, innanzitutto, ricordiamolo, il colore della pelle non ha importanza, diciamo.

Apparteniamo tutti al genere cosiddetto (da noi) umano.

Vediamo foto di bambini morti annegati a causa del naufragio dell’imbarcazione dove si trovavano e rimaniamo indifferenti… “tanto cosa posso fare io”, “vanno aiutati al loro paese”…

Queste sono foto di bambini non sono bambole abbandonate da qualche parte.

Ormai stanchi di giocare con loro.

Avevano i diritti che la carta dell’ONU sancisce per loro.

Io ho sempre trovato straordinario e bellissimo che l’ONU mettesse tra i diritti dei bambini quello del “diritto al gioco”.

Meraviglioso.

Giustamente l’ONU non parla di diritto di morte per annegamento.

Piccola Aisha, che bel gioco abbiamo inventato per te.

Ti abbiamo regalato un gommone, ma tu non potevi capire.

 Ti affidavi completamente alla tua mamma che ti coccolava, ti dava il suo caldo latte, mentre immaginava forse tuo padre che si trovava in Sicilia e vi aspettava per piangere lacrime di speranza insieme alla tua mamma.

Piccola Aisha, non sapremo mai chi fossero tua mamma e tuo papà, neppure se siete fuggite dalla fame e dalla guerra o da entrambe.

Non sapremo mai nulla di te, eppure continueremo a vivere con la coscienza a posto.

  Il tuo gioco è stato sentirti strappata dal seno caldo e rassicurante di tua mamma, la paura e l’acqua che ti entrava nella bocca e nei tuoi piccoli polmoni.

Poi la morte.

Dormi ora, per sempre, piccola Aisha, a te il mondo “sviluppato” e “solidale” ti ha saputo solo regalare la morte.

  Ci deve pensare lo stato, abbiamo già troppi immigrati, sono qui per delinquere, drogati, ladri, assassini, rubano il lavoro agli italiani e via bestemmiando bestialità.

Razzisti, fascisti, persone per bene, “aiutiamoli a casa loro”, fabbricatori di armi, venditori di armi, sono “appena scesi dagli alberi”, non sono razzista ma…

Voi avete ucciso Aisha.

“VOI CON IL CUORE A FORMA DI SALVADANAIO” (Fabrizio De André)

Mi raccomando confessatevi, persone per bene, pentitevi d’aver bestemmiato, di aver frodato il fisco (no questo non è peccato, anche se papa Francesco dice di sì).

Lontano da voi il pensiero di essere tra gli assassini della piccola Aisha.

Questi bambini rappresentano la morte delle nostre coscienze, sono un grido violento e assordante contro la nostra tranquillità ostentata, contro il nostro trattare le persone come merce, contro la nostra indifferenza.

Sono lo specchio della nostra identità, ormai morta.

 Tranquilli, perché questa ingiustizia non rimarrà senza conseguenze.

  Prepariamoci a una prossima e legittima invasione, perché non è con i porti chiusi, con gli slogan populisti e con i muri che si costruisce il proprio futuro, lo si fa soltanto custodendo e proteggendo il senso dell’umano. 


 Questo è il mondo che chiamiamo civile?

Non è il mio.

  di Gianni ZANIRATO

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