BONOMI (E NON SOLO LUI)

Bisogna dare atto al governo Conte di avere gestito bene la pandemia. L’esperienza dell’Italia, primo Paese occidentale e democratico ad affrontarla, ha fatto scuola. Là dove è stata ignorata (Gran Bretagna, USA, Svezia, Brasile) i risultati sono stati disastrosi.

Bisogna inoltre dargli atto di avere condotto una tenace trattativa con l’Europa perché questa non ripetesse gli errori drammatici del 2008 (ricordate la troika e la Grecia?) e si muovesse con un piano comune con strumenti finanziari adeguati:

  • L’acquisto di titoli di Stato da parte della Banca Centrale Europea (BCE) per sostenere l’incremento del debito pubblico inevitabile con il lockdown
  • La disponibilità della BEI (Banca Europea di Investimenti) a sostegno delle imprese
  • Il progetto SURE, voluto dalla Presidente della Commissione Europea, per il sostegno alla cassa integrazione e strumenti simili
  • L’eliminazione di ogni condizionalità per il Fondo Salva Stati (MES) per le spese destinate alle conseguenze sanitarie della pandemia
  • Il Recovery Fund, il più grande intervento finanziario europeo per il rilancio dell’economia.

Naturalmente non è tutto merito di Conte perché molti Paesi (soprattutto Francia e Germania) e molti uomini politici come Sassoli, Merkel, Macron, Gentiloni, ecc. sono stati determinanti. (Per inciso: che fine avremmo fatto senza il sostegno dell’Europa, come volevano i sovranisti?)

In ogni caso è indubbio che raggiungere due risultati di così grosso spessore in un periodo difficilissimo è un traguardo non da poco per un governo con una maggioranza poco omogenea e resa fragile dal partito di Renzi (su cui non dico nulla) e dal Movimento Cinquestelle ormai balcanizzato.

L’opportunità di grosse risorse proveniente dal Recovery Fund ha spinto Conte a convocare gli Stati Generali. Di per sé l’iniziativa poteva essere buona.

Si tratta oggi di investire su progetti di lungo periodo e che richiedono uno sforzo comune. In particolare, sarebbe stato importante un impegno con l’opposizione perché, in un Paese in cui i Governi durano molto poco, le forze politiche facessero un patto d’onore di continuare i progetti di lungo periodo per fare prevalere una volta per tutte la vista lunga rispetto a provvedimenti a breve termine che fanno ottenere consenso ma non migliorano la situazione dell’Italia (e spesso la peggiorano). Con una Destra così, l’occasione è andata purtroppo sprecata.

Non mi pare stia andando meglio con le forze sociali, che pure partecipano ai lavori di Villa Pamphili: richieste molte, proposte poche e generiche, impegni quasi nessuno.

Il più simpatico di tutti è stato il Presidente della Confindustria Bonomi.

È un duro lui.

Non è andato per richiedere ma per pretendere. Ha chiesto che il governo si faccia carico subito dei 3,4 miliardi di accise sull’energia pagate dalle imprese. Ha lamentato i ritardi nell’erogazione della cassa integrazione e i tempi lunghi per ottenere dalle banche la liquidità con garanzia dello stato. Ha puntato il dito sul fatto che l’Italia era l’unico Paese europeo in quasi recessione prima della pandemia e che alla fine del 2019 era ancora l’unico del Continente a dovere recuperare quattro punti di pil dal 2008.

Lasciamo da parte il fatto che la burocrazia non è un problema di oggi e che la sua riforma è una questione complessa perché comporta lentezze ma anche garanzie (ambientali, di rispetto della legge, ecc.).

Al Presidente Bonomi non è venuto in testa che le difficoltà economiche possono dipendere anche dagli industriali? Che non tutti hanno lavorato sull’innovazione di prodotto e di processo? Che pochi hanno finanziato la ricerca (quella privata è ultima in Europa)? Che qualcuno può avere avuto responsabilità sul degrado ambientale (l’elenco è lunghissimo: valga per tutti Taranto)? Che qualcuno non ha rispettato la sicurezza sul posto di lavoro (vedi Thyssen e i 1000 morti sul lavoro all’anno)? Che c’è chi licenzia la gente con un sms? Che delocalizza? Che evade? Che elude? Che porta i capitali all’estero? Che pratica la corruzione? Che si mette d’accordo con la camorra per smaltire i rifiuti tossici nella “Terra dei Fuochi”? Che ricorre al subappalto per avere flessibilità e manodopera a basso costo? Che non si aggiorna e nemmeno legge un libro all’anno? Che non rischia e che si attacca alle mammelle dello Stato? Bonomi non può non sapere che tutto questo è un forte contributo all’arretratezza del paese!

Naturalmente Bonomi non è tra quelli che fanno queste cose e le tante altre che si potrebbero citare.

Bonomi sicuramente rispetta tutte le leggi. Non privatizza i guadagni e non collettivizza le perdite e i problemi. D’altra parte lui è il migliore e infatti è il Presidente di Confindustria.

Sarebbe bello che utilizzasse il suo polso fermo anche per porre fine ai motivi di arretratezza di quella parte degli industriali italiani, che forse qualche margine di miglioramento può ancora averlo.

Gli imprenditori, la maggior parte di loro, fanno parte della classe dirigente del nostro Paese; e di quella classe condividono meriti e responsabilità.

Se vogliamo trasformare la crisi del coronavirus e quella economica d’autunno in una opportunità, bisogna che ognuno metta sul tavolo i propri impegni senza puntare il dito contro gli altri e senza pretendere di spartirsi i denari del Recovery Fund (che tra l’altro non sono ancora acquisiti).

di Angelino RIGGIO

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