IL SOLCO DELL’INTOLLERANZA

Le vicende giornaliere di fatti orrendi e deprecabili di questi ultimi tempi mi fanno pensare al romanzo di Robert Louis Stevenson “Dottor Jekyll e Mister Hyde e di quanto sia veritiera la natura della doppia personalità che è insita in ogni essere umano.

Pochi giorni fa una persona perbene, educata, di cultura insospettabile, uccide due suoi amici perché troppo felici.

Un disagio che cela frustrazioni e istinti repressi del dottor Jekyll di turno sfocia in un odio che cova vendetta dal Mister Hyde.

Menti malate?

Quasi mai, ma lucide fino alla perversione perfetta.

La seconda identità, quella che è sempre un po’ più nascosta e che perciò stenta nella normalità a crescere, trova terreno fertile negli ambienti dove personalità di spicco, per lo più potenti, brandiscono nel verbo l’incitazione all’odio, alla supremazia, alla violenza sul diverso, che può essere anche l’amico felice, contro la propria infelicità.

Importante è trovare il nemico causa del malessere; può essere l’amico felice e più fortunato di lui, può essere l’immigrato disperato che non ha niente, può essere una compagna che non si sottomette al proprio ego.

Qualche anno fa in Germania mi trovavo a Berlino con alcuni amici, in un classico viaggio turistico fai da te; muniti di carta della città ci spostavamo in bicicletta e molto spesso ci fermavamo a controllare il nostro percorso sulla cartina, ogni volta che ci fermavamo eravamo “importunati” dalla gente del posto che si prestava a darci un aiuto, una indicazione parlando in inglese e talvolta anche in un italiano sforzato.

Eravamo sorpresi e inizialmente anche irritati, ma la gentilezza e la genuina disponibilità ha tolto il velo alla diffidenza.

Era gente perbene disposta ad aiutarci.

Avevano lo stesso D.N.A. di quelli del Terzo Reich?

Sicuramente gran parte sì.

Come poteva essere successo allora l’esperienza nazista con queste persone perbene?

Il maestro buono, insegna cose buone e fa crescere una società buona, un maestro cattivo crea disastri che si moltiplicano.

La superiorità sbandierata, il nemico da distruggere, le popolazioni da annientare, le razze da eliminare tra il 1938 ed il 1945…. sappiamo come è finita: 60 milioni di morti, l’olocausto e distruzioni ovunque.

Il dottor Jekyll e mister Hyde è in ognuno di noi e prevale la parte che è più coltivata.

Oggi come allora sta ritornando quella tendenza, prevale la supremazia, l’intolleranza per il “diverso”, l’odio per ciò che non ci piace, il nemico da combattere e per questo abbiamo capitani e porta bandiere che usano il popolo come megafoni moltiplicatori che sbandierano la difesa dei confini dall’invasione di “clandestini”(brutta parola, aggettivo terrificante che evoca disprezzo e odio).

Chi si oppone è un radical chic o peggio ancora un “buonista”, aggettivi non di merito, ma diventati spregevoli, che evocano derisione.

Il solco dell’intolleranza cresce a dismisura e divide, senza risparmiare le amicizie che si radicalizzano dietro stereotipi, non risparmia nemmeno la chiesa cattolica, dove c’è da più parti l’evocazione ad uno scisma tra la chiesa dei poveri voluta da Papa Francesco e una chiesa che vende indulgenze per i facoltosi promossa dagli ultraconservatori. Io mi trovo sulla sponda di un solco che si allarga sempre di più e non sopporto più quelli che, probabilmente più numerosi, stanno dall’altra parte, tra questi molti dei miei ex amici.

Mi domando: se loro sono maggioranza sono forse io a sbagliare?

Di Giuseppe POGGIONI

3 comments Add yours
  1. Pienamente condivisibile in tutti gli aspetti. I cattivi maestri sono responsabili di tutto questo, ma non è una questione ideologica , è una questione di solo danaro e potere per ottenerlo. Dietro non c’e nulla.

  2. Hai pienamente ragione caro amico un analisi perfetta che rispecchia perfettamente il clima che non solo l’ignoranza genera

  3. Voglio congratularmi con l’amico Giuseppe per l’analisi profonda e puntuale del momento che stiamo vivendo, non una parola fuori posto, tutte hanno un significato chiaro e veritiero del comportamento umano. D’altronde viviamo nel secolo, dove la felicità si misura attraverso il possesso e non con il sentimento. Io, sono più felice di te perché ho tre automobili, e tu che non ne hai nessuna sei un pericolo, perché puoi prenderne una delle mie.

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