TOTI E GLI ANZIANI MORTI DI COVID «NON INDISPENSABILI ALLO SFORZOPRODUTTIVO DEL PAESE », POI LE SCUSE: «FRAINTESO»

Mezz’ora dopo il post, la parziale retromarcia: «Quella frase non rappresenta il mio pensiero».

E mentre la notizia e l’indignazione diventano virali, la precisazione: «Errore del social media manager».

In un tweet pubblicato il presidente della Regione Liguria, Giovanni Toti, da sempre contro a lockdown generalizzati, ha scritto che «dobbiamo tenere conto di questo dato: solo ieri tra i 25 decessi della Liguria, 22 erano pazienti molto anziani», cioè «persone per lo più in pensione, non indispensabili allo sforzo produttivo del Paeseche vanno però tutelate».

In pochi minuti, il cinguettio (e soprattutto la frase sulle persone «non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese») ha fatto il giro della Rete, rimbalzando di profilo in profilo, arrivando anche su Facebook e nelle chat di Whatsapp.

Si è scatenata la polemica politica, asprissima. Al coro delle critiche si sono levate anche le voci del mondo associativo civico.

E in serata, in piazza De Ferrari si sono dati appuntamento gruppi di cittadini che chiedono le dimissioni del governatore lasciando a terra cartelli con scritto “Toti dimettiti!”.

La protesta, spontanea, è nata nel pomeriggio con una catena via sms e su Whatsapp che invitava appunto a lasciare un cartello in piazza De Ferrari chiedendo le dimissioni del governatore.

Nel divampare della polemica il governatore decide di scaricare la responsabilità sul social media manager che gli cura la comunicazione: «Quella frase è stata estrapolata malamente da un concetto più ampio per errore del social manager e per questo ha generato fraintendimenti».

E però, questa volta via Facebook, il governatore comunque si scusa: «Sta girando un mio tweet su cui vorrei chiarire due concetti e, innanzitutto, chiedere scusa se ha offeso qualcuno poiché non rappresenta minimamente il mio pensiero.

L’età media dei decessi è di 84 anni. Servono misure anagrafiche di protezione per queste categorie se vogliamo sconfiggere il virus”.

Aggiunge ancoraToti:

«Mi assumo sempre la piena responsabilità delle mie idee e delle loro esplicitazioni e lo faccio anche in questo caso.

Un mio precedente tweet, scritto in effetti malamente da un mio collaboratore, ha scatenato l’inferno.

È stata una cosa mal fatta. Mi dispiace e chiedo scusa, per me e per chi l’ha scritto.

Chi lavora talvolta sbaglia.

E magari imparando dall’errore, migliorerà in futuro”.

Toti ha puntato, poi il dito contro chi, a suo dire, «meschinamente strumentalizza» un errore di un suo collaboratore per non affrontare il tema della tutela delle fasce più fragili.

COMMENTO

Egregio presidente, intendo manifestarle la mia condanna e la rabbia che provo verso chi fa dei ragionamenti come i suoi, mi ricordano troppo la logica hitleriana: eliminare chi non produce.

Insomma, il presidente Toti cerca di cavarsela, vigliaccamente, addossando la colpa ad un suo subordinato.

Troppo facile, presidente; impari ad assumersi le sue responsabilità.

Arrivano anche le reazioni alle parole del presidente della Liguria, dal mondo politico.

I gruppi dell’opposizione in consiglio regionale – Partito Democratico, Lista Sansa Presidente, Movimento 5 Stelle e Linea Condivisa – hanno espresso in una nota congiunta tutto il proprio disappunto: «Anziani non indispensabili?

Da Toti arrivano frasi indegne che offendono la nostra regione e i suoi cittadini, tutti, senza distinzione di età.

Abbiamo di fronte un presidente della regione più vecchia d’Italia che non si preoccupa di proteggere i più anziani, di costruire solidarietà tra generazioni, ma anzi li definisce come non produttivi, rispetto ad altri, con distinzioni che fanno rabbrividire.

E soprattutto abbiamo a che fare con un presidente della Regione che di fronte al fallimento della sua gestione dell’emergenza Covid, minimizza dicendo che comunque i morti erano “molto anziani”, come se queste vite valessero meno.

Se un qualsiasi assessore alla Sanità avesse detto queste bestialità, si sarebbe dovuto dimettere seduta stante.

Tanto più dovrebbe dimettersi un presidente di Regione, che dimostra, con toni pericolosi e indegni di un Paese civile, di non saper prendersi cura dei cittadini liguri, tutti».

Il gruppo PD in Regione Liguria: «Il Presidente della Regione Toti ha definito, in un tweet terrificante, le persone anziane morte per il Covid “non indispensabili allo sforzo produttivo del Paese”, perché sono “per lo più in pensione”.

Una delle frasi più agghiaccianti sentite da molti anni a questa parte, con toni che pensavamo consegnati alla storia.

E invece per Toti le persone si distinguono fra utili e inutili a secondo del loro valore produttivo.

Una frase indegna, soprattutto di un rappresentante istituzionale che ha tenuto per sé, peraltro, anche la delega alla Sanità.

Toti chieda immediatamente scusa e si vergogni.

E se non è in grado di garantire la salute dei cittadini liguri, tutti, si dimetta».

Il commento (sempre via Twitter) del vicesegretario del Pd, Andrea Orlando: «Soltanto i deliri totalitari misurano le vite umane in ragione del contributo che possono dare allo “sforzo produttivo del Paese”. Ogni vita umana è sacra e va difesa. Qui si raggiunge il punto più basso e agghiacciante del dibattito sulla pandemia.La Liguria è altro».

E critiche a Toti arrivano anche dal mondo dello sport.

Dino Meneghin, leggenda del basket (70 anni compiuti il 18 gennaio, e una carriera di successi con le maglie di Varese, Milano e della Nazionale, primo giocatore italiano a entrare nella Hall of Fame del basket), è pronto a mettersi in panchina se verrà deciso un lockdown per gli anziani ma non a essere considerato una riserva della società: «Molti, con 70 e più anni, sono ancora produttivi, non sono mica tutti rimbambiti che stanno a casa e basta. Come me, molti altri non si sentono con la naftalina in tasca. Sono più freschi di tanta gente più giovane, hanno esperienza e sanno adattarsi. Noi anziani siamo stati produttivi, le pensioni di adesso vengono pagate grazie al nostro lavoro, molti mantengono figli e nipoti con le loro pensioni. E poi siamo un grandissimo bacino di voti, devono stare attenti a come parlano: siamo vecchi, ma se ci arrabbiamo sono guai per tutti».

Il vaccino non è vicino.

Ma ci vuole chiarezza.

Ho parzialmente Utilizzato, per L’ARTICOLO, UNO scritto di PABLO CALZERONI, EMANUELE CAPONE “SECOLO xix”

01 NOVEMBRE 2020

di Gianni ZANIRATO

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