FERRARA, RIDER IN COMA DOPO LA CADUTA IN BICI DURANTE UNA CONSEGNA. INTERVIENE IL MINISTRO ORLANDO: l’NAIL OFFRIRA’ TUTELE

La Repubblica del 03 Aprile 2021

La denuncia della fidanzata: “L’azienda chiede il codice identificativo per aprire la pratica dell’infortunio, che lui non può comunicare perchè sedato”

FERRARA  – E’ caduto mentre in bicicletta stava effettuando una consegna e ora è ricoverato all’ospedale ferrarese di Cona in coma farmacologico.

Protagonista della vicenda, un rider 23enne di origine pakistana che adesso – lamenta la fidanzata  – si trova a combattere anche con la burocrazia del lavoro: per aprire la pratica di infortunio, infatti l’azienda per cui effettua consegne, Deliveroo, chiede che sia comunicato il suo codice identificativo.

Che solo lui conosce e che non può essere comunicato a voce, essendo in coma.

Una volta venuto a conoscenza della vicenda, il ministro del lavoro Andrea Orlando si è subito interessato: ha contattato l’Inail che si è detta disponibile a offrire le tutele del caso allo sfortunato rider.

In che modo?

E’ sufficiente che l’azienda, in questo caso Deliveroo, contatti l’Inail con una Pec per aiutarlo a far partire l’iter sull’infortunio.

Il caso è stato reso noto dall’appello, lanciato su La Nuova Ferrara, dalla fidanzata del giovane fattorino: è risultato inutile fornire nome, data di nascita, fotocopia del documento, visto che, dice, “questi ragazzi sono ridotti a un numero”, il cosiddetto ‘Id Rider’.

Un codice identificativo

I fatti risalgono al primo pomeriggio di martedì scorso quando il 23enne stava pedalando per lavoro lungo le vie di Ferrara e, per evitare un’auto, è caduto.

Portato in ospedale, svolte le analisi e gli accertamenti del caso, il ragazzo è tornato a casa ma poi, continuando a stare male, è stato portato dal 118 all’ospedale di Cona dove hanno scoperto una perforazione intestinale, operata d’urgenza.

Rider, la protesta a Bologna: borse a terra, niente consegne

Borse termiche a terra e biciclette appoggiate al muro.

Anche a Bologna i riders si fermano in occasione del “No delivery day”, giornata nazionale di sciopero dalle consegne lanciata dalla rete “Riders per i diritti” per chiedere il riconoscimento di tutele e diritti del lavoro dipendente.

Con un presidio nel tardo pomeriggio in piazza Nettuno i fattorini del cibo hanno incrociato le braccia per chiedere “di essere riconosciuti come lavoratori e di avere diritti e tutele piene”.

“Non è possibile all’interno di una pandemia fare questo lavoro a tre euro a cottimo senza neanche la malattia. Questa barbarie deve finire”, spiega Tommaso Falchi, di Riders union Bologna. In piazza Nettuno anche educatori e operatori e professionisti della cultura foto di Gianluca Perticoni (Eikon)

Dall’azienda, che fornisce tutela in caso di infortuni durante le consegne, è stato detto alla fidanzata che, per l’apertura della pratica, non si può fare nulla senza il codice Id del rider.

Un assurdo, un inghippo burocratico che fa riemergere le condizioni di scarse tutele in cui lavorano i ciclofattorini.

Ora, invece, qualcosa si è mosso.

Proprio il 26 marzo scorso i rider avevano proclamato una giornata di sciopero delle consegne per chiedere “un contratto vero e proprio, con tutele reali, concrete garanzie, equità e rispetto del loro lavoro.

In altre parole, un contratto collettivo nazionale”.

A Roma, Bologna e in 30 città ci sono stati i presidi.

COMMENTO:

Sono disgustato.

Questo esercito di ragazzi rischiano la vita tutti i giorni quanto un poliziotto, un medico che cura malati di Covid, un vigile del fuoco!

Sono gli schiavi di oggi.

Vengono considerati “imprenditori” in realtà sono gli schiavi del mondo moderno.

Parlamentari e rappresentanti del mondo del lavoro devono trovare una urgentissima risposta.

No a questa moderna ed ignobile schiavitù.

Gianni ZANIRATO

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