26 GIUGNO ANNIVERSARIO DELLA MORTE DI DON LORENZO MILANI.

Don Lorenzo Milani nasce nel 1923.

E’ il rampollo di una famiglia ebrea molto ricca e di straordinaria cultura.

La sua mamma studia inglese con James Joyce; per far ripetizioni a lui interverrà niente di meno che Giorgio Pasquali, il padre della filologia italiana.

Ha uno spirito artistico molto pronunciato: dopo un periodo di vita a Milano, andrà a bottega da un artista tedesco, Hans-Joachim Staude, per diventare un pittore.

In quel momento della sua esistenza incontra un prete fiorentino, Don Raffaele Bensi, e con lui matura la scelta di una conversione cristiana radicale.

Una conversione che serve non solo a strapparlo ad un ambiente borghese, ma anche in qualche modo ad inverare quello che era stato un battesimo fatto per motivi razziali dai genitori durante il periodo della persecuzione fascista.

Questo giovane giudeo-cristiano rappresenta all’interno del suo seminario e all’interno del clero fiorentino una voce di grande radicalità.

Lo si vedrà quando viene mandato a Calenzano, nella periferia di Firenze, dove il suo amore per la classe operaia diventerà la ragione di un modo stesso di vivere il sacerdozio, non solo e prima di tutto come un annuncio pio in quanto tale, ma come un annuncio educativo, la formazione alla cultura, il consegnare la parola in tutti i sensi che può avere.

E a Calenzano Don Lorenzo Milani si fa dei nemici, talmente tanti che l’Arcivescovo di Firenze per punirlo gli offre di mandarlo parroco e priore a Barbiana, una parrocchietta sul crinale dell’Appennino dove non arriva né la strada, né la luce.

Don Milani accetta questa sfida e farà di Barbiana il centro di una irradiazione culturale, spirituale e teologica di grande rilevanza.

Ed è lì che pubblicherà Esperienze pastorali, un libro sulla sua riflessione fatta a Calenzano che verrà messo fuori commercio dal Sant’Ufficio.

Ed è lì che formerà una piccola scuola per i figli dei contadini che diventerà un modello di grande innovatività e creatività pedagogica.

Una scuola alla quale prenderanno parte anche grandi figure della cultura italiana, fotografi come Oliviero Toscani, grandi giuristi che si lasciano coinvolgere in questa esperienza di emancipazione delle classi subalterne attraverso la cultura.

Si ammalerà di un linfoma molto giovane (muore nel 1967 a giugno) ma prima di morire farà in tempo ad essere rinviato in giudizio per aver difeso l’obiezione di coscienza ed essere diventato famoso in tutta Italia per la sua difesa appunto della vita di questi ragazzini delle classi subalterne che nella scuola trovavano grazie a lui un momento di emancipazione e non di esclusione.

La sua figura è una figura complessa perché ridurla ad un pedagogista vorrebbe dire perdere quella che è stata la sua grande passione bruciante di un figlio di Israele innamorato della parola che diventando cristiano porta nella sua fede quello stesso amore e quello stesso fuoco.

di Ornella MORETTI

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