RENZI 1, 2 e 3

  • Renzi 1.

Pochi, tra i non addetti ai lavori, conoscono il contenuto della proposta di legge Zan anche perché il neologismo lgbt è ostico.

Quella sigla tende a tutelare le persone sessualmente diverse (lesbiche, gay, bisessuali, transgender) o, più semplicemente, afferma che la sessualità è un fatto di libera scelta individuale.

È un concetto di assoluto buon senso che nasce da un principio di diritto: è consentito tutto ciò che non danneggia gli altri membri della società.

Questo diritto è stato combattuto nel tempo e a ogni latitudine dai regimi autoritari, (dalla Chiesa medioevale, alla Germania nazista, alla Cuba di Castro che rifiutò l’ingresso al “pervertito” Pasolini, alla Italia fascista).

Su quest’ultimo punto vi invito a vedere il film “Una giornata particolare” con Marcello Mastroianni e Sophia Loren: un autentico capolavoro.

Perché le dittature si accaniscono contro i diversi?

Perché il loro obiettivo è avere sudditi con un pensiero conforme e non cittadini liberi.

C’è un altro motivo, ancora peggiore: entrare sotto le lenzuola dei singoli, afferma un controllo sociale totale.

Sul controllo sociale, è illuminante il libro “1984” di Orwell.

Vista così, il ddl Zan in una società democratica avrebbe dovuto essere approvato in un batter d’occhio.

Invece la destra ha ottenuto il voto segreto sul provvedimento e, nel buio dell’urna, i Renziani hanno votato per affossare questa legge di civiltà e contro la discriminazione.

  • Renzi 2.

“Italia viva” non nega né rivendica questo voto.

Non può rivendicarlo apertamente per non perdere la faccia davanti a chi crede ancora (o ha creduto) che Renzi sia di sinistra.

Ma a Renzi dei diritti e della sinistra non importa un bel niente.

Già, quando si prospettava l’elezione di Prodi a Presidente della Repubblica, guidò la pattuglia dei 101 (Centouno), che nel voto segreto la impedirono.

Dietro c’era un piano: delegittimare Bersani e prendere il suo posto alla guida del PD, portandolo allo stato miserabile da cui Zingaretti e poi Letta stanno disperatamente di risollevarlo.

Anche unendo i propri voti a Salvini, Meloni e Berlusconi sul ddl Zan c’è un piano.

Renzi sa che può contare solo su un piccolo numero di parlamentari ma, quando era segretario, ha fatto eleggere i propri fidi soprattutto al Senato dove pochi voti possono essere determinanti: così è stato per il ddl Zan.

In questo modo ha mandato un messaggio preciso alle forze politiche (di destra e di sinistra): “Italia viva” è determinante per eleggere il nuovo Capo dello Stato, ovvero: le carte le do io.

  • Renzi 3.

Salvini cerca di difendere a tutti i costi “quota 100” per le pensioni, anche se si è dimostrato un inutile e costoso flop.

Draghi, coerente con le indicazioni della UE, tiene il punto sul ritorno alla legge Fornero.

In questo dibattito sulle pensioni il vero assente è il futuro delle pensioni dei nostri figli e nipoti.

Qualunque sia la riforma che ne uscirà, saranno pensioni di fame.

Infatti, con il sistema contributivo, la precarietà del lavoro porterà ad accumulare diritti pensionistici ridicoli.

Il vero nodo è la precarietà del lavoro.

Anche di questo dobbiamo ringraziare Renzi.

A dirla tutta non solo lui, ma Renzi con l’abolizione dell’art.18 ha dato il sigillo alla precarietà.

Non tanto perché siano pochi o tanti quelli che possono essere licenziati senza l’art.18 ma perché ha sanzionato il diritto del padrone a decidere del diritto al lavoro (e quindi alla vita, al reddito e alla dignità come dice l’art.1 della Costituzione) delle persone.

La sinistra, se vuole tornare a rappresentare i più deboli, deve liberarsi non tanto di Renzi ma del renzismo, inteso come modo deleterio di far politica (imbrogli, accordi sotto banco, manovre, interesse personale o di gruppo).

di Angelo RIGGIO

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