SU SAVOIA E LEGGI RAZZIALI IL GIUDIZIO E’ DELLA STORIA

La Repubblica del 23/01/2021

La replica della comunità ebraica dopo la lettera di scuse di Emanuele Filiberto: “I discendenti delle vittime non hanno alcuna delega a perdonare”

Le colpe di Vittorio Emanuele III, firmatario delle leggi razziali mussoliniane nel 1938, non si cancellano. Con due note diffuse ieri in serata, la comunità ebraica  ha fatto sapere che non dimentica, che la storia non si cancella. 

Le colpe di Vittorio Emanuele III, firmatario delle leggi razziali mussoliniane nel 1938, non si cancellano. Con due note diffuse ieri in serata, la comunità ebraica  ha fatto sapere che non dimentica, che la storia non si cancella.

All’indomani della lettera di scuse di Emanuele Filiberto, arrivata a ridosso del Giorno della Memoria, la Comunità prende atto del gesto ma niente più.

Chiedere oggi perdono, dopo 83 anni, è un gesto tardivo che non può riparare l’enormità dell’offesa.

Ecco il comunicato della Comunità Ebraica Romana: «Prendiamo atto delle dichiarazioni di Emanuele Filiberto di Savoia.

Il rapporto con Casa Savoia, nella storia e nella memoria è noto e drammatico.

Ciò che è successo con le leggi razziali, al culmine di una lunga collaborazione con una dittatura, è un’offesa agli italiani, ebrei e non ebrei, che non può essere cancellata e dimenticata.

Il silenzio su questi fatti dei discendenti di quella Casa, durato più di ottanta anni è un’ulteriore aggravante.

I discendenti delle vittime non hanno alcuna delega a perdonare e né spetta alle istituzioni ebraiche riabilitare persone e fatti il cui giudizio storico è impresso nella storia del nostro Paese».

Oltre alla firma che ha sancito le discriminazioni aprendo la strada allo sterminio, c’è stata, dice la nota, una “collaborazione con la dittatura”.

E un silenzio lunghissimo, quasi un secolo di reticenza, che pesa e aggrava le colpe.

Pesa il silenzio lunghissimo, come spiega anche Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane che parla «di un’iniziativa che è da ritenersi ad esclusivo titolo personale, rispondendo ciascuno per i propri atti e con la propria coscienza».

I conti con la Storia non si chiudono: «La condanna morale del regime e dei suoi atti è stata per migliaia di ebrei, partigiani combattenti e convinti antifascisti, una bandiera e una guida per la lotta alla sopravvivenza» ha detto Noemi Di Segni, spiegando che più che chiedere scusa va ribadita la condanna per quanto successo.

Inoltre il perdono non può essere concesso: un ebreo non può perdonare “per conto terzi”.

Per l’ebraismo si possono perdonare solo colpe subite in prima persona, come ricorda Ricardo Franco Levi, presidente dell’Associazione italiana editori: «L’atto di Emanuele Filiberto mi sembra dovuto, ma il perdono è sempre individuale. Avrebbe dovuto chiederlo Vittorio Emanuele III che ebbe tempo di farlo ma scelse di non farlo».

E se molti, come lo storico Giovanni Sabbatucci, dicono «meglio una scusa di troppo che una di meno», altri come la scrittice Lia Levi si chiedono “perché ora?”: «Nel 2018, anniversario delle leggi razziali, ci aspettavamo un gesto ma non è arrivato».

COMMENTO:
Come comunemente si dice: meglio tardi che mai.

Sig. Emanuele Filiberto Le faccio presente che ci sono moltissimi fatti che ancora attendono il vostro perdono.

Alcuni esempi?

Il fisco rapace superiore a quello degli altri paesi europei.

L’ entrata in guerra nelle due guerre mondiali con centinaia di migliaia di morti e mutilati.

I massacri dei “briganti” del Sud. Le rapine e massacri in Libia, Eritrea e Somalia…

E molto altro.

Magari restituite all’ Italia anche i treni di roba che vi siete portati in Svizzera.

Roba vostra?

No, c’è il sangue, le lacrime ed il sudore di milioni di italiani.

Vergognatevi, non sarete ricordati come una casa regnante ma come una casa di ladri, incapaci e fannulloni.

Gianni ZANIRATO

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