GIUSEPPE MORTO DI COVID A CARMAGNOLA!

Carissimi, poco importa chi scrive, ma posso però raccontarvi di lui, Giuseppe era un
settantenne, ha voluto fare l’uomo alla “moda”, ha preso il COVID 19 senza il biglietto di ritorno,
“salito” all’ ospedale di Moncalieri non è stato trattato come passeggero da una vita pagante, ma
piuttosto come un semplice pacco e spostato a Carmagnola senza avvertire la famiglia, ma
andiamo con ordine…

Chi era per me Giuseppe?

Solo dopo un po’ di tempo capii che era il dirimpettaio in basso a sinistra, penso che la prima volta
che l’ho inquadrato come un personaggio dell’isolato fu il suo incontro casuale alla Crai sotto
casa, camicia, bretelle, se ne uscì con poche cose le ripose nel cestino della bici infilata nella
rastrelliera e prese per il fondo di Via Baldessano.

Per un po’ lo pensai come Francesco, faccio sempre dei strani processi associativi (dopo una vita
sbaglio ancora nel chiamare con il giusto nome i famigliari e le persone a me più care), una volta
presentati, cercai a fatica di imporre alla mia mente il suo vero nome: Giuseppe, perché alla fine
l’unica cosa veramente importante è il proprio nome non certo il numero della carta d’identità e
tanto meno identificare le persone come il paziente della stanza x, letto y.

Giuseppe ha sempre avuto se così si può dire una vita normale anche se il rito cadenzato
dell’insulina faceva ormai parte della sua giornata, doveva avere un certo riguardo e ad ogni
autunno si faceva somministrare il vaccino influenzale.

Questa volta qualcosa non funzionò!

Dopo 2/3 giorni, dalla somministrazione iniziò ad avvertire una certa debolezza, faceva fatica a
camminare, era Sabato e cadde a terra, chiamarono il medico di base che demandò le cure al
pronto soccorso, ma il medico di guardia non ritenne necessario visitarlo invitandolo a starsene a
letto.

Giovedì al 5° giorno si aggravò, aveva la febbre alta e molta sonnolenza, anche il valore della
glicemia era molto alto, la saturazione bassissima; il medico invitò il figlio a portarlo al pronto
soccorso, ma lui scelse Moncalieri, venne ricoverato in terapia intensiva, intubato e già il giorno
dopo la situazione si era stabilizzata.

Venne trasferito a Carmagnola senza avvertire i famigliari e solo allora capirono che si trattava di
Coronavirus, resistette 45 giorni in tutto prima di fermare “la sua corsa”.

La sua morte lasciò un senso di vuoto, di frustrazione, i famigliari si sentirono abbandonati ed
impotenti, un profondo senso di colpa li colpì per non aver capito la gravità del problema, colpa
ma anche rabbia nei confronti del sistema sanitario che non li seppe sorreggere, al di là della
malattia e del suo decorso, non seppe o forse senza rischiare di generalizzare possiamo dire che
alla cura della singola patologia non si pensa nemmeno che si debba fornire un sostegno
psicologico o più semplicemente un conforto umanitario.

La stampa e le televisioni con le informazioni più o meno ufficiali crearono ulteriore
disorientamento e confusione, l’uso della mascherina, gli orari e le zone colorate, pranzo si cena
no, la vaccinazione fortemente consigliata da una parte e dall’altra tutto un elenco di veri/falsi
effetti collaterali (ed allora non si parlava ancora dell’ASTRAZENECA) provocarono
indistintamente un senso di restringimento della libertà individuale, l’enorme interesse della lobby
farmaceutica fomentò un sentimento di ribellione e di rifiuto del sistema, le persone iniziarono a
perdere non solo la fiducia nelle istituzioni, ma iniziarono ad identificarsi nella parte della vittima
che come spesso succede nulla di buono promette.

Questa è una triste vicenda tra le 109.000 raccontate in tutta l’Italia, ma noi mentre la leggiamo
non dobbiamo annoiarci perché questa ha un nome diverso si chiama:

La storia di Giuseppe.

Riflettiamo insieme, un abbraccio virtuale.

Gianni TOSCO

One comment Add yours
  1. Mi addolora quanto riportato. Spero che le autorità intervengano con la volontà di capire cosa sia successo a Giuseppe.
    Con tutti i nostri dubbi verso le strutture ospedaliere ricordo che in paesi civili, come gli USA, si può avere diritto di cura solo se puoi pagare.
    Miglioriamo la nostra sanità affinché ci siano sempre meno Giuseppe.
    Gianni ZANIRATO

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