CHIOGGIA, MEDICO CAMERUNENSE DELL’INPS AGGREDITO CON INSULTI RAZZISTI DURANTE UNA VISITA FISCALE: “FIRMA O TI SPACCO LA TESTA”

Il medico ha raccontato di essere stato prima braccato dall’uomo e poi inseguito in moto.

Dopo l’episodio di violenza ha chiesto il trasferimento: “Ho paura per la mia famiglia”.

La moglie in un post su Facebook: “Non importa se sei la persona più buona e corretta del mondo, se ti sei laureato in medicina a Padova.

A Chioggia sei un nero di m…”

“Quell’uomo mi spingeva, premendomi le dita sul torace. E intanto urlava: ‘Negro di merda, da qui non esci vivo. Tu firmi che ero in casa o ti spacco la testa“.

Con queste parole, un medico fiscale dell’Inps originario del Camerun, qualche giorno fa ha raccontato di essere stato aggredito da un lavoratore di Chioggia, nella città metropolitana di Venezia, di cui doveva verificare l’effettiva presenza in casa.

In realtà, quando il giovane 30enne è arrivato all’appartamento dell’uomo, non ha trovato nessuno.

Dopo averlo aspettato per un po’, l’ha visto ritornare in bicicletta, con costume e ciabatte, presumibilmente avvertito dalla moglie.

“Allora – continua il medico dell’Inps – ha chiuso il portone in modo da impedirmi di uscire dal cortile e mi ha intimato di mettere nero su bianco che l’avevo trovato regolarmente a casa. Altrimenti, diceva, mi avrebbe tagliato la testa“.

Sempre stando al racconto dell’uomo, la scena è avvenuta sotto gli occhi di tutto il vicinato, però nessuno si è mosso per prenderne le difese.

Dopo essere riuscito ad allontanarsi, il lavoratore si è messo all’inseguimento del medico, in motorino, rompendo la maniglia dell’auto sulla quale stava fuggendo.

Il sanitario ha subito denunciato l’episodio ai carabinieri, chiedendo poi il trasferimento della sede lavorativa perché spaventato per le eventuali conseguenze che l’episodio potrebbe avere.

“Ho paura per la mia famiglia – ha detto l’uomo – non posso lavorare in queste condizioni. Non sopporto l’idea che mia figlia cresca in una società dove ci sono individui che usano il colore della pelle per insultare”.

In seguito all’accaduto, la moglie del giovane camerunense ha pubblicato un post sul suo profilo Facebook: “E’ il 2 giugno – comincia la donna – stai aspettando con la tua bambina che il suo papà torni dal lavoro per mangiare una pizza. Invece ti arriva una telefonata in cui lui ti dice con voce strozzata che ha chiamato la polizia perché lo stanno inseguendo in moto e lo vogliono picchiare“.

“Se sei un medico fiscale nero – denuncia la donna – e lavori a Chioggia è questo quello che ti succede. Non importa se sei la persona più buona e corretta del mondo, se ti sei laureato in medicina a Padova, se parli italiano meglio di un madrelingua, se ti presenti sul lavoro sempre ben vestito e con un cartellino identificativo, se sei sempre cordiale ed educato – sostiene – . A Chioggia sei un nero di m… È troppo per un uomo. È troppo per un bravo ragazzo. È troppo per la società del ventunesimo secolo. È troppo per me – dice la moglie – che lo amo e non posso continuare ad avere paura di non veder rincasare la sera il meraviglioso padre di mia figlia. Non è più ignoranza, maleducazione o stupidità – conclude -. Questa è violenza. Violenza del branco”.

“Questa non è Chioggia – dice il sindaco della città veneziana, Alessandro Ferro – e non è la società che vogliamo per i nostri figli. L’amministrazione comunale esprime massima solidarietà al medico fiscale aggredito in un quartiere della nostra città durante il suo lavoro”. Una violenza che Ferro definisce “assurda, aggravata da frasi razziste. Ha fatto bene il medico a denunciare pubblicamente ciò che gli è accaduto E noi come lui, non dobbiamo tollerare episodi incresciosi come questi, dove individui usano il colore della pelle per insultare”.

di Ornella MORETTI

2 comments Add yours
  1. Atto di ordinario razzismo. Quante volte sentiamo per strada, nei pullman, da parte di amici che vengono a trovarti, parole razziste? Eppure tacciamo per non litigare: ogni volta che tacciamo siamo complici dei razzisti. Combattere il razzismo non va demandato solo alle istituzioni ma a tutti noi.
    Gianni ZANIRATO

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