BATTIATO

Della bella serata all’arena di Verona in ricordo di Franco Battiato (ottima sul piano musicale, un po’ meno per le esecuzioni vocali), mi è rimasta impressa una frase di Jovanotti.

Dietro un’apparenza di leggerezza, Jovanotti possiede poesia e profondità di pensiero.

Jovanotti ha detto che le opere di Battiato fanno in modo che i giovani non rimangano prigionieri in una stanza dell’eco, una società che ripete ciò che pensi e tu pensi quello che pensa la società in una serie di rimandi infiniti.

Battiato invece ti fa scoprire nuovi mondi, nuovi orizzonti, nuovi angoli visuali.

Per formazione politica (e anche per una esterofilia di cui adesso un po’ mi vergogno), io preferivo i gruppi e i cantanti inglesi e americani: Joan Baez, Bob Dylan, i Doors, i Rolling Stones, i Pink Floyd e i mille altri protagonisti di un’epoca formidabile e irripetibile (anche perché allora avevo vent’anni).

Apprezzavo certo De Andrè, Tenco, Gaber e i nostri bravi cantautori (come si diceva una volta), ma in generale avevo una certa distanza dalla musica italiana.

Così, quando mia moglie Gisella, mi fece conoscere Battiato rimasi perplesso di fronte a questo autore che, con un linguaggio strano metteva insieme i nostri anziani che ballano nelle balere estive ai dervisci tourner che girano sulle spine dorsali o che descriveva il volo degli uccelli come legato all’applicazione delle regole della fisica possibili nel nostro sistema solare o che raccontava dei gesuiti di formazione occidentale (euclidei) che si erano vestiti come dei bonzi per entrare a corte degli imperatori della dinastia dei Ming (storico).

Battiato non aveva rinnegato la tradizione della musica d’amore (La Cura è una delle più belle canzoni d’amore, in assoluto).

Però le sue canzoni ti costringevano a confrontarti con quello che dicono e a scoprire modi, tempi, pensieri, altri da quelli ordinari. Non era un esercizio di esibizione della cultura.

La cultura non va esibita, ma non va neanche nascosta.

La cultura è come i prodotti della terra: vanno lavorati a lungo, poi usati per vivere e messi a disposizione della collettività.

La cultura è la più grande ricchezza delle singole persone e della comunità, come ricordava Don Milani.

Palmiro Togliatti, che andrebbe più spesso ricordato come Padre della Patria, era molto rigoroso sulla questione culturale.

Le sezioni del PCI erano luoghi di alfabetizzazione, c’era una cura quasi ossessiva nella formazione dei quadri politici (si pensi alle Frattocchie) e allo studio in generale (si pensi a “Rinascita” e alla Casa Editrice “Editori Riuniti”) e, anche grazie a questo, la maggior parte degli intellettuali (e che intellettuali!) erano, se non comunisti, di sinistra. Era quello che veniva definita come egemonia.

Questo fermento contagiava tutto il quadro politico con il risultato che l’Italia ha avuto per 50 anni una classe dirigente di buon livello mentre oggi abbiamo una destra con personaggi così squalificati che Berlusconi (Berlusconi!) sembra uno statista e una sinistra che è ancora sotto shock dopo la sbandata renziana.

Oggi, secondo la logica, della stanza dell’eco, i partiti costruiscono la linea, non in base a progetti e ideali, ma con sondaggi sull’opinione media per raccogliere il massimo di consenso.

È una logica che può far vincere, ma è una pericolosa corsa al ribasso.

Il PD, non fosse altro che per eredità storica, ha ancora dei dirigenti di qualità.

È un peccato che non li impegni in un’attività formativa nei territori: il vero problema dell’Italia è quello della qualità della classe dirigente e della sua formazione.

E la politica è determinante in questo processo che attraversa tutti i settori della società.

Piazzadivittorio e la Scuola di Formazione Politica cercano, nel loro piccolo, di contribuire a questo.

Non si pretende, con gli articoli o con le lezioni, di insegnare cose ma di trasmettere la passione per la conoscenza e un metodo per migliorare sé stessi e il mondo.

Leggere è uno di questi.

Basta solo un libro, un saggio (ma anche un romanzo) per scoprire questo metodo: allargare gli orizzonti, andare in profondità delle cose, scoprire mondi, tempi, angoli visuali altri.

Come fanno le canzoni di Battiato.

di Angelino RIGGIO

2 comments Add yours
  1. Se Battiato fosse nato in un altro periodo Storico, poteva essere un’altro, Vincenzo Bellini, per la ricchezza musicale dei suoi testi!

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