COME SPENDEVA I SOLDI LEONARDO?

In un periodo in cui le guerre le vinceva chi poteva “affittare” più mercenari, l’esibizione della ricchezza era uno strumento per intimidire l’avversario.

Per questo principi, papi, re e imperatori si circondavano di lusso, sfarzo e opere d’arte.

I migliori artisti venivano contesi tra i potenti a colpi di moneta sonante.

Leonardo da Vinci era tra i più “gettonati” dell’epoca ma, a differenza dei suoi competitors come Raffaello e Michelangelo, aveva molto più che una straordinaria abilità artistica da mettere sul mercato.

Leonardo era eccezionale in tanti altri campi dal teatro alla meccanica, dall’ingegneria civile a quella militare.

Queste due ultime cose talvolta coincidevano come l’impresa (incompiuta) concepita insieme a Machiavelli per deviare il corso dell’Arno e allagare Pisa (la rivalità tra Pisa e Firenze sopravvive nel detto: meglio un morto in casa che un pisano all’uscio).

Tutto questo talento si trasformava in ricche commesse.

Quindi Leonardo possedeva molto denaro.

Non era interessato al commercio né al possesso di case o di terre, non era uomo di gioco o di bagordi.

E allora?

Come spendeva il suo denaro?

La risposta sta in due elenchi di libri che lui possedeva e che aveva conservato alla sua partenza per la Francia.

I libri, purtroppo, sono andati perduti ma gli elenchi ci sono rimasti.

È un catalogo sterminato ed eccezionale per l’epoca.

Si tratta di opere di argomenti scientifici di ogni tipo: medicina, storia naturale, matematica, geometria, astronomia, geografia, filosofia.

Siamo all’inizio dell’introduzione della stampa: da prima di Gutenberg a metà del 1500 si passa da 30.000 libri in circolazione a un milione e mezzo e quindi il prezzo, in una certa misura, diminuisce.

Con tutto ciò, i libri costano ancora cifre altissime.

Ecco quale era la principale spesa di Leonardo: comprare libri.

Il genio non era un genio per virtù divina o per una singolarità genetica.

Il genio di Leonardo nasce da una disciplina imparata quando era a bottega dal Verrocchio (ai garzoni non si risparmiavano rimproveri e bastonate e i lavori manuali non erano solo preparare i colori ma anche spazzare per terra e vuotare i pitali).

Il genio si alimenta poi della curiosità, che lo porta all’osservazione attenta della realtà e si manifesta infine grazie all’esercizio libero della fantasia che, come dice Einstein, è la qualità più importante dell’intelligenza.

Disciplina, curiosità e fantasia crescevano poggiando sulla conoscenza e sulla lettura.

Leonardo, che si vantava di essere homo senza lettere (cioè di non avere una laurea, come altri geni dell’epoca come Shakespeare e Galileo) disprezzava la cultura esibita o istituzionale, ma aveva in grandissima considerazione il ruolo della conoscenza e di uno studio continuo.

L’Italia è penultima in Europa tra i Paesi con lettori “forti”. Addirittura metà degli italiani non legge nemmeno un libro all’anno.

Quello che è più grave, i nostri laureati leggono molto meno dei loro pari europei (per la precisione, siamo gli ultimi).

Questo forse spiega l’assurdità che possano esistere dei medici no-vax.

Lo studio, la disciplina e la lettura sono alla base della formazione di una classe dirigente, che è il vero grande problema del nostro Paese.

Quando si parla di genio italico e ci si vanta del genio leonardesco, ricordiamoci anche di quanto ha speso Leonardo, in tempo e in denaro, per accrescere e sistematizzare il suo pensiero geniale.

Leggiamo di più. 

di Angelino RIGGIO

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