UNA QUESTIONE CHE NON HO RISOLTO

Da medico, ho sempre pensato che guarire debba essere considerato un verbo intransitivo, nel senso che il malato deve essere il protagonista principale della guarigione: medici e medicine sono un appoggio indispensabile per questo processo ma è il malato che guarisce sé stesso.

Senza l’impegno attivo del paziente, la guarigione è difficile se non impossibile: questo è drammaticamente dimostrato nelle situazioni in cui le difese fisiche o psichiche sono scarse o inesistenti: ad esempio nelle immunodeficienze, nella cachessia da tumori, nella depressione maggiore.

Per questo motivo ho sempre lavorato per suscitare l’impegno attivo dei miei pazienti e dare loro consapevolezza di quello che accadeva dentro di loro per affrontarlo al meglio.

Ho trasportato questo metodo in politica.

Le esperienze rivoluzionarie o di cambiamento nella storia dell’umanità sono state fallimentari quanto più sono state elitarie e hanno avuto invece un risultato più grande e duraturo quanto maggiore è stata la partecipazione delle persone.

Per questo, quando sono stato sindaco per la seconda volta, ho fatto esporre sul balcone del municipio uno striscione con su scritto: PARTECIPAZIONE.

Se si vuole cambiare la Città, bisogna coinvolgere l’impegno attivo dei cittadini, suscitando coscienza critica.

In questi due anni di pandemia ho cercato di dare il mio contributo per costruire una consapevolezza diffusa sul fenomeno con numerosi articoli su piazzadivittorio.

Ho sempre cercato di fornire elementi di conoscenza di cui fossi io per primo certo (il medico, ma anche il politico, deve agire in scienza e coscienza).

Oggi però mi trovo davanti a una questione, che pure è fondamentale e su cui non sono in grado di esprimere una posizione netta.

L’OMS ha detto che circa la metà degli europei sarà infettata dal covid data la forte trasmissibilità della variante omicron.

Finora ho sempre sostenuto una linea di prudenza per cui sono stato favorevole alla quarantena per i soggetti che siano venuti a contatto con soggetti positivi.

Ma, di fronte a un così alto numero di contagi, una quarantena di queste dimensioni rischia di causare enormi danni collettivi: sulla cultura, sulla socialità e soprattutto sull’istruzione e sull’economia.

Qualcuno ha proposto di evitare la quarantena ai positivi senza sintomi.

D’altra parte, nessuno si sognerebbe di fare un tampone per il virus influenzale a chi fosse stato a contatto con un influenzato.

Ma il COVID non è un’influenza: è una severa malattia con gravi danni acuti e a distanza, e in molti casi è mortale.

Non solo: è causata da un virus recente, in rapida evoluzione, che produce varianti, e di cui sappiamo ancora poco.

Ogni persona che è venuta a contatto con un positivo è un potenziale veicolo di infezione che può contagiare e fare ammalare un soggetto fragile (non vaccinato, immunocompromesso, anziano o con pluripatologie) che rischia l’ospedalizzazione, la terapia intensiva, la morte o i danni a distanza di tempo.

Per evitarlo, data l’alta circolazione del virus, ci vorrebbe una chiusura totale.

Al momento attuale non mi sento di sposare una delle due soluzioni estreme (eliminazione della quarantena per i contagiati senza sintomi o lockdown).

Da medico, quando non ero in grado di scegliere, seguivo la linea dello “stand and wait”: tieni d’occhio la situazione e decidi in base alla sua evoluzione.

Due cose si possono comunque fare da subito per minimizzare l’impatto dell’omicron.

  1. Sappiamo che i vaccinati si infettano sì, ma difficilmente si ammalano o si ammalano in modo grave (perché il loro sistema immunitario ha imparato a riconoscere il virus, come ho scritto) e quindi rallentano la moltiplicazione e la diffusione del covid. Allora facciamo tutti (a partire dai medici di famiglia e dai pediatri) un’opera intensa di convinzione perché i non vaccinati si vaccinino al più presto: questo contribuirà enormemente a diminuire la circolazione del virus.
  2. Continuiamo le buone pratiche di protezione (in ordine di importanza): (a) evitare gli assembramenti, (b) mantenere la distanza interpersonale, (c) tenere la mascherina, (d) arieggiare gli ambienti, (e) sanificare le mani.

di Angelino RIGGIO

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