UCRAINA: DUE PERICOLOSE VIE DI FUGA

Da quando la sinistra ha rinunciato a formare il proprio gruppo dirigente all’interno e con la militanza, sempre più spesso la formazione dei quadri avviene al di fuori del partito.

È il caso dell’ottimo segretario del PD, Enrico Letta che, oltre alle sue indiscutibili qualità personali, ha avuto la possibilità di crescere “a pane e politica” per la contiguità con lo zio, Gianni Letta (uomo di destra, ma sicuramente uno dei migliori politici italiani).

Enrico Letta, sulla questione dell’Ucraina, ha detto parole che potrebbero essere scolpite sulla pietra:

“La Russia sarà sconfitta dall’unità: tra le due sponde dell’Atlantico, all’interno dell’Unione Europea, all’interno dei singoli stati che la compongono”.

La Russia perderà. È sicuramente così.

  • Il popolo ucraino è deciso ad affrontare l’orso russo nella unica maniera vincente che può applicare chi è più debole contro l’invasore: la resistenza di popolo
  • L’occupazione di uno stato e di un popolo libero non è possibile. Lo spiega molto bene un bel romanzo di Steinbeck (La luna è tramontata): la sua brevità e lo stile asciutto dell’autore, consentono di leggerlo in un paio d’ore (meno che una serie televisiva).
  • La Russia non può reggere a lungo l’isolamento internazionale e le sanzioni economiche.
  • Uno Stato, per quanto grande e potente, non può reggere una guerra di occupazione, come è stato dimostrato in Vietnam, Afghanistan e tante altre occasioni, perché deve scontrarsi con tre avversari formidabili: 1) l’opinione pubblica avversa, 2) i costi (che finiscono per ricadere sui contribuenti) e 3) la rabbia di parenti e genitori che si stancano di vedere tornare dai campi di battaglia i figli, chiamati eroi, ma chiusi nei sacchi neri.

Come si vede, la questione fondamentale del conflitto attuale è la durata.

Per ora la Russia ha davanti un muro unito. Ma, attenzione: le sanzioni, come colpiscono la Russia, colpiscono anche i Paesi della NATO. Bisogna che l’unità, a cui invita Letta, rimanga invariata nel tempo malgrado questo, sapendo soprattutto che l’effetto di rimbalzo delle sanzioni colpirà in modo diverso i Paesi che le attuano. Queste cose sono state spiegate bene in televisione e non le ripeto.

Quello che mi interessa sottolineare è che l’inevitabile stanchezza, verso questo effetto di rimbalzo delle sanzioni, può generare due tipi di fuga, entrambe molto pericolose.

  • La prima è una fuga all’indietro. Non sarà una passeggiata reggere l’aumento dei prezzi e le difficoltà economiche. Di fronte ai costi di un prolungato effetto di ritorno delle sanzioni, gli Stati maggiormente colpiti, magari sotto la pressione interna dei populisti di turno (ce ne sono sempre), potrebbero sfilarsi dal fronte sanzionatore con il risultato di rendere più doloroso il lavoro della resistenza ucraina.
  • La seconda è una fuga in avanti. È ancora più pericolosa della prima. Di fronte alle sofferenze del popolo ucraino e al dramma dei profughi, si sta attuando una pericolosa campagna mediatica di propaganda per cui c’è già chi vorrebbe mettersi l’elmetto per l’ennesima e ipocrita “guerra giusta”. Distinguiamo: è giusto offrire in tutti i modi solidarietà (come sarebbe stato giusto farlo, e non si è fatto, nelle cento guerre degli ultimi anni: dalla Siria allo Yemen, all’Etiopia, ecc.), ma dobbiamo avere chiaro che anche un solo uomo della NATO in territorio ucraino (figuriamoci la No fly zone) significa l’inizio della Terza Guerra Mondiale con un inevitabile olocausto nucleare.

di Angelino RIGGIO

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